Il Grande Buddha del Tōdai-ji

L’imperatore Shōmu fece fondere l’enorme Buddha Vairocana per proteggere il paese. La statua è stata restaurata molte volte dopo incendi e terremoti.
La mano alzata in un gesto che significa «non temere»: una mudra.
Nel 743 l’imperatore Shōmu decise di far fondere un gigantesco Buddha in bronzo. Il paese era stato colpito da epidemie, carestie e rivolte, e l’imperatore sperava che il Buddha proteggesse lo Stato. La statua fu collocata nel tempio Tōdai-ji nella capitale Nara, che divenne il centro di una rete di templi provinciali in tutto il paese. Fu consacrata nel 752 con una grande cerimonia durante la quale un monaco indiano ne dipinse gli occhi.
La statua rappresenta il Buddha Vairocana, in giapponese Birushana, il Buddha cosmico che secondo la dottrina risplende sull’intero universo. Siede nella posizione del loto su un grande trono a forma di loto. La mano destra è alzata con il palmo rivolto in fuori, in un gesto che significa «non temere». La sinistra poggia in grembo con il palmo verso l’alto, un gesto che indica il dono. La statua è alta circa quindici metri.
La fusione fu uno dei più grandi progetti tecnici della storia giapponese. La statua venne fusa in più riprese, per sezioni orizzontali, con l’ausilio di stampi d’argilla. Servirono enormi quantità di rame e stagno, e vi lavorarono migliaia di operai. Dopo la fusione la statua fu dorata con oro sciolto nel mercurio e riscaldato. Il procedimento era tossico e probabilmente causò malattie tra i lavoratori.
La statua è stata danneggiata molte volte. La testa cadde durante un terremoto nel IX secolo. Statua e tempio bruciarono nel 1180 durante una guerra civile e di nuovo nel 1567. La testa attuale risale al XVII secolo, e gran parte del corpo è stata restaurata. Si conservano parti del trono di loto originale con immagini incise dei mondi buddhisti.
L’edificio che protegge la statua, il Daibutsuden, è uno dei più grandi edifici in legno del mondo. La sala attuale risale all’inizio del XVIII secolo ed è più piccola di quella originale. La luce all’interno è soffusa, e la statua appare solo quando si entra dalla porta: le sue dimensioni risultano così travolgenti.
La statua aveva un significato politico. Mostrava la forza del potere imperiale e faceva del buddhismo una questione di Stato. Il monaco Gyōki, popolare tra la gente comune, fu incaricato di raccogliere le offerte: un segno che il progetto doveva radicarsi anche nella popolazione. Il nome del tempio significa «Grande tempio orientale». Molti oggetti donati al tempio dopo la morte dell’imperatore Shōmu sono conservati ancora oggi nel deposito del tesoro Shōsōin, presso il Tōdai-ji.
Il Tōdai-ji e la statua fanno oggi parte del sito Patrimonio dell’umanità di Nara. Il tempio è visitato da milioni di persone, e il Grande Buddha è una delle attrazioni più famose del Giappone. È tuttora oggetto vivo di venerazione, e vi si tengono regolarmente cerimonie. Anche i cervi del parco antistante sono diventati parte della visita.