Vaso fiammeggiante (kaen doki)

Un recipiente da cucina del Jōmon medio con bordi che sembrano fiamme od onde. I vasi venivano modellati a mano con cordoni d’argilla e decorati con corde e bastoncini.
Osserva il bordo: quattro grandi lobi che si avvolgono verso l’alto, uno dei vasi più sfrenati della storia della ceramica.
Il periodo Jōmon fu una lunga epoca preistorica del Giappone, da circa il 14 000 a.C. a circa il 300 a.C. Le persone vivevano di caccia, pesca e raccolta, ma abitavano spesso in villaggi stabili. Producevano una ceramica che è tra le più antiche del mondo. Il nome Jōmon significa all’incirca «motivo a corda» e si riferisce ai decori ottenuti facendo rotolare corde sull’argilla morbida. La cultura divenne nota alla scienza moderna quando lo zoologo americano Edward Morse scavò un cumulo di conchiglie a Ōmori, a Tokyo, nel 1877 e descrisse la ceramica come «segnata da corde».
I vasi fiammeggianti, in giapponese kaen doki, furono prodotti durante il Jōmon medio, all’incirca tra il 3000 e il 2000 a.C. Sono stati rinvenuti soprattutto nell’attuale prefettura di Niigata, lungo il fiume Shinano. Il tipo prende il nome da ritrovamenti in un sito della città di Nagaoka. L’esemplare qui mostrato si trova al Museo Nazionale di Tokyo.
Il vaso ha un corpo cilindrico che si allarga verso il bordo. L’imboccatura presenta quattro grandi sporgenze che si innalzano come fiamme od onde. La superficie è coperta di volute in rilievo, spirali e linee curve. Il decoro ricopre quasi tutto il vaso e fa sembrare la forma in movimento.
I vasi erano modellati a mano senza tornio. L’argilla veniva arrotolata in lunghi cordoni, sovrapposti ad anello e poi lisciati. La decorazione era eseguita con bastoncini, corde e dita, e i vasi venivano poi cotti in fuochi all’aperto. Sono spesso di colore bruno scuro o bruno-rossastro, e la temperatura di cottura era piuttosto bassa rispetto alla ceramica successiva. Molti vasi sono stati trovati in frammenti e ricomposti dagli archeologi.
Tracce di fuliggine e residui di cibo mostrano che molti vasi fiammeggianti erano usati per cucinare. Al tempo stesso sono decorati in modo così elaborato che gli studiosi hanno ipotizzato che potessero avere anche un significato rituale. Nessuno sa che cosa significassero i motivi: le interpretazioni secondo cui rappresenterebbero il fuoco o l’acqua sono congetture.
Nel Novecento la ceramica Jōmon suscitò grande interesse. Negli anni Cinquanta l’artista Okamoto Tarō ne scrisse esaltandone la forza e la definì una forza primordiale dell’arte giapponese, qualcosa di diverso dall’estetica raffinata spesso sottolineata in Giappone. I suoi scritti contribuirono a far considerare i vasi come opere d’arte e non solo come reperti archeologici.
Diversi vasi fiammeggianti sono oggi classificati come tesori nazionali del Giappone. Sono spesso esposti in mostre sulla preistoria giapponese e sono diventati un simbolo della cultura Jōmon. Ricordano quanto la ceramica potesse essere abile ed espressiva molto prima che in Giappone nascessero l’agricoltura e lo Stato.