Compianto sul Cristo morto

Uno degli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Le persone soffrono davvero: si chinano, tendono le braccia, piangono. Qui la pittura comincia a lasciarsi alle spalle le figure rigide del Medioevo.
Seguite la cresta rocciosa che scende in diagonale verso il volto di Cristo: la composizione guida lo sguardo.
Gli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova furono commissionati da Enrico Scrovegni, ricco mercante e banchiere. Suo padre Reginaldo era stato famigerato usuraio, e Dante lo collocò tra gli usurai all'Inferno nella Divina Commedia. La cappella è stata spesso interpretata come il tentativo di Enrico di espiare i peccati della famiglia, ma si tratta di un'interpretazione e non di qualcosa che le fonti affermino esplicitamente. La cappella fu consacrata nel 1305, e Giotto dipinse gli affreschi negli anni precedenti.
Giotto coprì di immagini quasi tutto l'interno della cappella. In registri lungo le pareti si narrano le storie dei genitori di Maria, Gioacchino e Anna, della vita di Maria e di Cristo. La volta è di un blu intenso con stelle dorate. Sulla parete dell'uscita c'è il Giudizio universale, dove Enrico Scrovegni stesso, inginocchiato, offre un modellino della cappella. Il Compianto sul Cristo morto fa parte delle scene della Passione nel registro inferiore.
Nel Compianto il corpo morto di Cristo giace a terra in basso a sinistra. Maria tiene la testa di lui stretta alla propria e lo guarda in volto. Maria Maddalena siede ai suoi piedi. Giovanni si china in avanti e getta indietro le braccia in un gesto di disperazione. In primo piano siedono due figure di spalle, interamente avvolte nei loro mantelli, che fanno sembrare anche noi seduti nel cerchio dei dolenti.
In alto dieci piccoli angeli riempiono il cielo. Si contorcono, si graffiano il volto e tendono le braccia, ciascuno con il proprio gesto di dolore. Sulla roccia a destra si erge un albero spoglio, spesso interpretato come l'Albero della conoscenza del paradiso terrestre, seccatosi con il peccato originale, ma l'interpretazione non è sicura.
La composizione è costruita intorno al costone roccioso che scende in diagonale verso Cristo e Maria. L'immagine ha il suo baricentro in basso e di lato, cosa insolita per l'epoca. Le figure hanno peso e volume, e le vesti ricadono in ampie pieghe. I volti esprimono il dolore in modi diversi, e i gesti raccontano la storia senza bisogno di testo.
Giotto lavorava ad affresco vero e proprio, in cui il colore viene steso sull'intonaco di calce bagnato e si fissa asciugando. Dipingeva una porzione alla volta, la cosiddetta giornata. Il blu del cielo, invece, fu steso a secco ed è perciò in parte caduto. La cappella fu ampiamente restaurata nel 2001–2002. Oggi i visitatori devono prima attendere in un ambiente che stabilizza l'umidità, e il tempo all'interno della cappella è limitato.
Già i contemporanei consideravano Giotto un innovatore. Dante scrisse che Giotto aveva tolto a Cimabue il primato tra i pittori. Con le sue figure corporee e cariche di sentimento, Giotto gettò le basi della pittura rinascimentale. Dal 2021 la cappella fa parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO insieme agli altri cicli di affreschi trecenteschi di Padova.