Venere di Willendorf

Venere di Willendorf
User:MatthiasKabel, CC BY 2.5

Una piccola figura femminile, rinvenuta in Austria nel 1908. Seni, ventre e fianchi sono fortemente esagerati, mentre il volto manca del tutto. Nessuno sa con certezza a cosa servisse, ma la si associa di solito alla fertilità e alla sopravvivenza.

Si noti che il volto è sostituito da file di capelli intrecciati: conta il corpo, non la persona.

La figura fu rinvenuta il 7 agosto 1908 a Willendorf, nella valle della Wachau, in Bassa Austria. Lo scavo era diretto da archeologi del Museo di Storia Naturale di Vienna, e la scoperta avvenne durante i lavori per una nuova linea ferroviaria. La Venere giaceva in uno strato appartenente alla cultura detta gravettiana. Oggi la si data per lo più a circa 29.000–25.000 anni fa. L'età esatta è dibattuta, perché a essere stato datato è lo strato, non la pietra.

La statuetta è alta poco più di undici centimetri e sta in una mano. Raffigura una donna nuda con seni grandi, ventre rotondo e fianchi larghi. Ombelico e sesso sono chiaramente indicati. Le braccia sono sottili e poggiano sopra i seni, e sui polsi si vedono fasce incise, forse bracciali. Le gambe terminano alle ginocchia, senza piedi, sicché la figura non può reggersi in piedi da sola. Probabilmente era pensata per essere tenuta in mano o portata addosso.

La testa è del tutto priva di volto. È invece coperta da sette fasce concentriche con piccoli campi incisi, interpretate come capelli intrecciati o come una cuffia intessuta. Dettagli simili mostrano che chi realizzò la figura era meticoloso dove voleva esserlo. L'assenza del volto è dunque una scelta, non un limite di capacità.

La figura è scolpita in calcare oolitico, una pietra che non si trova a Willendorf e che quindi dovette esservi portata. Uno studio del 2022 ha ipotizzato che la pietra provenga dall'Italia settentrionale, ma il dato non è accertato. Sulla superficie restano tracce di ocra rossa: un tempo la figura era dipinta. Fu modellata con strumenti di pietra e la superficie è levigata. La pietra è porosa e facile da lavorare, il che può spiegare perché fu scelta.

Nessuno sa a cosa servisse la figura. L'interpretazione più diffusa la collega alla fertilità, alla sopravvivenza e alla disponibilità di cibo. Altri studiosi ritengono che possa raffigurare una donna reale o una dea, oppure fungere da amuleto. È stato anche ipotizzato che fossero le donne a realizzare figure simili di sé stesse, viste dall'alto. Tutte queste interpretazioni restano incerte, poiché non esistono fonti scritte.

Il nome «Venere» è moderno e un po' ironico. Lo diedero gli studiosi intorno al 1900, confrontando la figura con la dea classica dell'amore. Figure femminili simili sono state rinvenute dalla Francia alla Russia, per esempio a Lespugue, Dolní Věstonice e Hohle Fels. Quella di Willendorf è la più celebre.

La Venere è conservata al Museo di Storia Naturale di Vienna, dove è esposta in una sala a sé. Oggi è uno degli oggetti preistorici più riprodotti. Viene spesso usata come punto di partenza per raccontare la storia dell'arte ed è diventata un simbolo delle più antiche immagini create dall'uomo. Raramente è esposta fuori Vienna e in pratica non viene prestata.