L’arte anglosassone e insulare

L’oreficeria dell’epoca pagana incontrò l’arte libraria cristiana, e il risultato furono alcuni dei manoscritti più straordinari d’Europa.

Dopo che i Romani ebbero lasciato la Britannia nel V secolo, popolazioni anglosassoni provenienti dal continente si stabilirono in quella che sarebbe diventata l’Inghilterra. La loro fu dapprima un’arte per guerrieri e re, portata addosso sotto forma di fibbie, elsi di spada ed elmi in oro e granato. I motivi erano animali intrecciati e nastri che si avvolgono l’uno nell’altro. Le immagini di esseri umani erano quasi assenti, ma la qualità artigianale era altissima e poteva reggere il confronto con qualunque cosa in Europa.

Con il cristianesimo arrivarono i libri, le chiese in pietra e la scrittura. Monaci provenienti dall’Irlanda e da Iona incontrarono missionari inviati da Roma, e nei monasteri della Northumbria nacque uno stile misto, detto insulare, dalla parola latina per «isola». Esso unì gli antichi motivi a intreccio con la cultura libraria e le immagini del Mediterraneo. Evangeliari come i Vangeli di Lindisfarne sono tra le opere più alte prodotte in tutta l’Europa altomedievale e dimostrano che le isole britanniche erano un centro, non una periferia.

Le incursioni vichinghe a partire dagli anni Novanta dell’VIII secolo colpirono duramente i monasteri, ma l’arte sopravvisse. Sotto re Alfredo e i suoi successori l’Inghilterra meridionale ebbe nuovi centri, soprattutto Winchester. Qui si miniarono libri con fogliami rigogliosi e figure vivaci dalle vesti svolazzanti. I ricami e le oreficerie inglesi erano celebri ben oltre i confini del paese. L’epoca si chiude con la conquista normanna del 1066, narrata in un ricamo lungo quasi 70 metri: l’arazzo di Bayeux.