Il dopoguerra e la Pop Art
Francis Bacon dipinse figure urlanti in stanze buie, la pop art nacque a Londra e David Hockney e Bridget Riley resero l’arte britannica ricercata in tutto il mondo.
Dopo la Seconda guerra mondiale la Gran Bretagna era vincitrice ma impoverita. L’arte che ne nacque fu dapprima cupa ed esistenziale. Francis Bacon dipingeva corpi deformati in stanze anguste, e Lucian Freud scrutava le persone con spietata precisione. Nello stesso tempo Henry Moore e Barbara Hepworth divennero celebri in tutto il mondo e ricevettero grandi commissioni pubbliche. Lo Stato cominciò a sostenere l’arte in modo nuovo, attraverso l’Arts Council e iniziative come il Festival of Britain del 1951. L’arte doveva ora raggiungere tutto il popolo, non solo i ricchi.
Già negli anni Cinquanta un gruppo di giovani artisti e architetti dell’Institute of Contemporary Arts di Londra cominciò a interessarsi alla pubblicità, ai film, alle automobili e ai fumetti. Il piccolo collage di Richard Hamilton del 1956 è di solito considerato una delle prime opere della pop art. Negli anni Sessanta Londra divenne una delle città più discusse del mondo, per la moda, la musica e l’arte. Peter Blake realizzò la copertina di Sgt. Pepper dei Beatles, David Hockney si trasferì in California e Bridget Riley creò un’arte ottica che faceva muovere l’immagine.
Dalla fine degli anni Sessanta gli artisti cercarono nuove strade, lontano dalla pittura e dalla scultura su piedistallo. Anthony Caro posò sculture in acciaio colorato direttamente sul pavimento, Richard Long fece arte camminando nel paesaggio e Gilbert & George si dichiararono sculture viventi. L’architettura fu segnata dal cemento grezzo del brutalismo. Negli anni Ottanta una nuova generazione di artisti neri britannici si fece avanti e mise in discussione di chi fosse la storia raccontata dall’arte. L’arte divenne più plurale che mai.