L’età Tudor
Hans Holbein ritrasse la corte di Enrico VIII, la Riforma svuotò le chiese delle immagini ed Elisabetta I fece del proprio ritratto un'arma politica.
Quando Enrico VII salì al potere nel 1485, l'Inghilterra era ancora un paese gotico. L'architettura tardomedievale raggiunse il suo culmine nelle volte a ventaglio della King's College Chapel di Cambridge e nella cappella di Enrico VII nell'abbazia di Westminster. Con artisti italiani come Pietro Torrigiano arrivarono però anche le forme del Rinascimento. I re Tudor volevano dimostrare che la loro giovane dinastia era all'altezza dei principi di Francia e d'Italia, e si servirono dell'arte per affermarlo.
L'artista più importante nell'Inghilterra di Enrico VIII fu un immigrato, il tedesco Hans Holbein il Giovane. I suoi ritratti del re, dei cortigiani e dei dotti hanno plasmato l'immagine che abbiamo dell'intera epoca. Nello stesso tempo Enrico ruppe con il papa di Roma, e la Riforma portò alla chiusura dei monasteri e alla distruzione delle immagini nelle chiese. L'arte religiosa, che aveva dominato per mille anni, si ritrovò all'improvviso quasi senza spazio, e il ritratto divenne la forma figurativa principale.
Sotto Elisabetta I l'immagine della regina divenne parte dell'arte di governo. I suoi ritratti seguivano modelli rigorosamente controllati ed erano carichi di simboli. Il miniaturista Nicholas Hilliard creò piccoli ritratti simili a gioielli, che venivano portati come monili e offerti in dono. La nobiltà costruì enormi residenze di campagna con finestre gigantesche, le cosiddette prodigy houses, per accogliere la regina. L'epoca si chiude nel 1603, quando Elisabetta muore senza figli e il re di Scozia Giacomo VI eredita il trono. Sotto la superficie era in corso anche un cambiamento silenzioso: sempre più mercanti e possidenti di campagna cominciavano a commissionare i propri ritratti.