L’età vittoriana
I preraffaelliti si ribellarono all’Accademia, William Morris volle rendere belli gli oggetti di tutti i giorni e un nuovo, vasto pubblico affollò musei ed esposizioni.
Nel 1848 tre giovani studenti della Royal Academy fondarono una confraternita segreta, quella preraffaellita. Volevano lasciarsi alle spalle le regole accademiche e tornare alla sincerità che vedevano nella pittura anteriore a Raffaello. I loro quadri avevano colori nitidi, dettagli precisi e soggetti morali o letterari. All’inizio suscitarono indignazione, ma il critico John Ruskin prese le loro difese e ben presto divennero tra i pittori più ammirati del paese. Influenzarono l’arte britannica fino a Novecento inoltrato.
L’industrializzazione fece della Gran Bretagna il paese più ricco del mondo, ma anche un paese di sporche città industriali e di merci prodotte in serie. Per reazione, William Morris e il movimento Arts and Crafts vollero restituire dignità all’artigianato. Morris stampava carte da parati, tesseva stoffe e pubblicava libri, convinto che l’arte dovesse far parte della vita quotidiana di tutti. Il movimento influenzò il design in tutta Europa, non da ultimo in Svezia, dove Ellen Key ne riprese le idee. L’impresa e gli scritti di Morris rimasero un modello a lungo dopo la sua morte.
L’arte conquistò un pubblico nuovo e più ampio. L’Esposizione universale del 1851 al Crystal Palace attirò milioni di visitatori, e nuovi musei aprirono a Londra e nelle città industriali. I dipinti che raccontavano storie della vita quotidiana e del presente ebbero un grande successo di pubblico. Verso la fine del secolo si affermò l’estetismo, con l’idea dell’arte per l’arte, e l’americano James McNeill Whistler si oppose all’intera convinzione vittoriana che l’arte dovesse istruire ed educare. Lo scontro tra morale e bellezza divenne uno dei grandi dibattiti artistici del secolo.