Impressionismo e Postimpressionismo

Un gruppo di giovani pittori organizzò mostre in proprio, dipinse la luce e la vita moderna e cambiò l'arte per sempre.

Nell'aprile del 1874 un gruppo di artisti aprì una mostra indipendente nel vecchio atelier del fotografo Nadar a Parigi. Tra loro c'erano Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Paul Cézanne e Berthe Morisot. Un critico li schernì prendendo spunto dal dipinto di Monet Impressione, levar del sole e li chiamò impressionisti. Il nome rimase. Fino al 1886 il gruppo organizzò otto mostre, con partecipanti in parte diversi, e dimostrò che era possibile raggiungere il pubblico senza passare dal Salon.

Gli impressionisti volevano cogliere un istante: la luce di una certa ora, il luccichio dell'acqua, il movimento su un boulevard. Dipingevano spesso all'aperto, con pennellate rapide e colori puri accostati l'uno all'altro. I soggetti erano tratti dalla vita moderna: stazioni ferroviarie, caffè, sale da ballo, teatri e gite lungo la Senna. In un primo momento i critici giudicarono i quadri incompiuti. Ma grazie a mercanti d'arte come Paul Durand-Ruel trovarono a poco a poco acquirenti, non da ultimo negli Stati Uniti.

Negli anni Ottanta dell'Ottocento diversi artisti più giovani si spinsero oltre. Georges Seurat costruiva le immagini con piccoli punti di colore puro. Paul Cézanne voleva fare dell'impressionismo qualcosa di solido e duraturo. Vincent van Gogh e Paul Gauguin usavano il colore per esprimere sentimenti e idee. Di solito vengono chiamati postimpressionisti. Nello stesso periodo Auguste Rodin rinnovò la scultura e l'Art Nouveau rinnovò l'arredamento. A cavallo del secolo Parigi era il centro indiscusso per gli artisti di tutto il mondo, anche per quelli dei paesi nordici.