Neoclassicismo, Rivoluzione e Impero
I severi ideali dell'antichità acquistarono una nuova carica quando la Francia passò dalla monarchia alla rivoluzione e all'impero.
Già prima della Rivoluzione il gusto si era allontanato dalla giocosità del rococò. Gli scavi di Pompei e di Ercolano e gli scritti sull'arte greca suscitarono una nuova ammirazione per l'antico. Architetti come Jacques-Germain Soufflot e Claude-Nicolas Ledoux costruivano in forme severe e geometriche. In pittura la figura guida divenne Jacques-Louis David. Il suo Giuramento degli Orazi del 1784 mostrava fratelli che giurano di morire per la patria, un'immagine di dovere e di spirito di sacrificio che presto avrebbe assunto un significato politico.
La Rivoluzione del 1789 cambiò le condizioni dell'arte. David divenne un rivoluzionario e dipinse martiri come Marat. Nel 1791 il Salon fu aperto a tutti gli artisti, e nel 1793 l'accademia fu abolita. Nello stesso anno il Louvre aprì come museo pubblico, colmo di opere provenienti dal re, dalla Chiesa e dalla nobiltà. Al tempo stesso furono distrutti moltissimi edifici religiosi, tombe e monumenti reali. Fu coniato il termine vandalismo per descrivere la distruzione e per esortare alla tutela del patrimonio.
Napoleone Bonaparte prese il potere nel 1799 e fu incoronato imperatore nel 1804. Si servì dell'arte come aveva fatto Luigi XIV, per costruire la propria immagine. David, Antoine-Jean Gros e Jean-Auguste-Dominique Ingres lo dipinsero come eroe e sovrano. Gli architetti Charles Percier e Pierre Fontaine crearono lo stile Impero, con bronzo dorato, mogano e motivi tratti da Roma e dall'Egitto. Lo stile si diffuse con gli eserciti di Napoleone e giunse in Svezia con il maresciallo Bernadotte, che nel 1810 divenne principe ereditario svedese.