Il Rococò e l’Illuminismo
Dopo Luigi XIV l'arte divenne più leggera, più intima e più giocosa, e Parigi divenne la capitale del gusto.
Alla morte di Luigi XIV, nel 1715, la nobiltà lasciò volentieri Versailles e si trasferì a Parigi. Lì sorsero palazzi di città, gli hôtels, con stanze piccole e luminose piene di specchi, boiseries e volute dorate. Il nuovo stile fu chiamato rocaille, dalle conchiglie e dalle pietre usate nelle grotte dei giardini. Più tardi prese il nome di rococò. I dipinti divennero più piccoli e più leggeri, e i soggetti venivano tratti più spesso dall'amore, dal gioco e dalla vita mondana che dalle guerre e dai miti sulla grandezza del re.
Antoine Watteau creò un nuovo tipo di immagine, la fête galante, in cui coppie elegantemente vestite si intrattengono in parchi trasognati. François Boucher divenne il favorito di Madame de Pompadour e dipinse dee e pastori in rosa e azzurro. Jean Siméon Chardin andò nella direzione opposta e dipinse nature morte e quiete scene di vita quotidiana borghese. Jean-Honoré Fragonard portò il rococò al suo apice, con pennellate rapide e una gioia frivola in quadri come L'altalena.
Era al tempo stesso l'epoca dell'Illuminismo. Filosofi come Voltaire, Rousseau e Diderot mettevano in discussione la Chiesa e il potere regio e volevano un'arte edificante. Il Salon del Louvre divenne un luogo d'incontro pubblico, e nacque la critica d'arte. Diderot esaltò Chardin e Greuze, ma si stancò di Boucher. Verso la fine del periodo architetti e pittori tornarono a guardare alla semplicità dell'antico. Il rococò fu sostituito dal neoclassicismo, che presto avrebbe assunto un significato politico.