I primitivi fiamminghi
A Bruges, Gand e Bruxelles i pittori trasformarono la pittura a olio in uno strumento per restituire il mondo fin nei minimi dettagli.
Negli anni venti del Quattrocento accadde nelle Fiandre qualcosa che avrebbe cambiato la pittura in tutta Europa. Jan van Eyck, Robert Campin e Rogier van der Weyden cominciarono a dipingere con una precisione mai raggiunta prima. Tessuti, metalli, vetro, pelle e paesaggi erano resi in modo da sembrare quasi tangibili. Oggi questi pittori sono chiamati primitivi fiamminghi. Il termine «primitivo» è fuorviante e risale all'Ottocento, quando significava precoce o originario, non semplice.
Quest'arte nacque nelle ricche città governate dai duchi di Borgogna. I duchi, la nobiltà di corte, la Chiesa e i borghesi facoltosi commissionavano pale d'altare, ritratti e immagini devozionali. I mercanti stranieri a Bruges, in particolare gli italiani, portavano i dipinti in patria. Per questo oggi capolavori fiamminghi si trovano a Firenze, Madrid e Danzica. In Italia erano ammirati per la loro fedeltà al vero e per la luminosità della pittura a olio. Il duca Filippo il Buono affidò persino missioni diplomatiche al suo pittore di corte. L'arte faceva parte del prestigio dello Stato.
Nella seconda metà del secolo Dieric Bouts, Hugo van der Goes e Hans Memling proseguirono la tradizione. Intorno al 1500 Hieronymus Bosch dipinse a 's-Hertogenbosch le sue enigmatiche visioni di peccato e castigo. Nello stesso tempo Anversa divenne una metropoli commerciale e un mercato dell'arte. Da lì si esportavano in grandi quantità dipinti e altari a sportelli intagliati, anche verso la Svezia, dove si trovano ancora in diverse chiese. L'arte fiamminga era ormai nota e richiesta in gran parte d'Europa.