Realismo, storicismo e Impero
Il laminatoio di Adolph Menzel, i paesaggi di Düsseldorf e il nuovo boulevard di Vienna: mentre la Germania si univa e si industrializzava, l'arte cercava sia la realtà sia il passato.
Intorno al 1840 gli artisti tedeschi cominciarono a guardare il mondo con occhi nuovi. A Berlino Adolph Menzel dipinse una stanza vuota con una tenda mossa dal vento e, più tardi, un laminatoio pieno di operai sudati. A Düsseldorf crebbe un'accademia di belle arti che attirava allievi da tutto il mondo, anche dalla Svezia e dalla Norvegia. Vi si imparava a dipingere paesaggi drammatici e scene narrative di vita popolare con grande abilità tecnica. La pittura divenne un mezzo per raccontare il presente non meno della storia.
L'Impero tedesco fu proclamato nel 1871, dopo la guerra contro la Francia. Il nuovo Stato voleva monumenti, pitture di storia e grandi edifici pubblici. Gli architetti attingevano liberamente al gotico, al Rinascimento e al barocco, in uno stile detto storicismo. A Vienna le mura cittadine furono abbattute e sostituite dalla Ringstraße, un viale di rappresentanza con opera, municipio, parlamento e musei. Hans Makart divenne il pittore più celebrato di Vienna, e il suo atelier un'attrazione per l'alta società cittadina. L'arte entrò a far parte dell'immagine che lo Stato dava di sé.
Nello stesso tempo altri artisti si ritiravano verso l'Italia, i sogni e i miti. Arnold Böcklin dipinse L'isola dei morti, un'isola rocciosa con cipressi verso cui scivola una barca nel crepuscolo. Il re Ludovico II di Baviera fece costruire il castello da favola di Neuschwanstein. A Monaco Wilhelm Leibl e la sua cerchia si raccolsero intorno a una pittura sobria, quasi fotografica, dei contadini bavaresi. La tensione tra realtà e sogno, tra presente e storia, segnò l'intera epoca fino alla fine del secolo.