San Carlo alle Quattro Fontane

Una piccola chiesa su un lotto angusto a un incrocio. Borromini fece ondeggiare la facciata in curve – concava, convessa, concava – e coprì lo spazio con una cupola ovale a cassettoni a forma di croci, ottagoni ed esagoni. È il movimento barocco in forma concentrata.
Il committente era un piccolo e povero ordine spagnolo, i Trinitari Scalzi, che nel 1634 affidò a Francesco Borromini l’incarico di costruire convento e chiesa su un angusto lotto d’angolo all’incrocio delle Quattro Fontane. Era il primo incarico autonomo di Borromini. Furono costruiti prima l’edificio conventuale e il piccolo chiostro, poi la chiesa, compiuta all’inizio degli anni Quaranta del Seicento. La facciata fu realizzata solo alla fine della sua vita, negli anni Sessanta del Seicento, e completata dopo la sua morte nel 1667. La chiesa è dedicata a Carlo Borromeo, il santo arcivescovo di Milano. I materiali sono semplici: mattoni e intonaco, e al posto di marmi colorati e dorature Borromini ottenne l’effetto con stucco bianco, luce e una geometria complessa.
La pianta si basa su figure geometriche: due triangoli equilateri che insieme formano un rombo, con un ovale inscritto. Le pareti ondeggiano verso l’interno e verso l’esterno, e le colonne sono fittamente raggruppate così che lo spazio sembra in movimento. La cupola è ovale e coperta di cassettoni a forma di croci, ottagoni ed esagoni, che si rimpiccioliscono verso l’alto e fanno sembrare la cupola più alta di quanto sia. La luce proviene da finestre nascoste alla base della cupola e dalla lanterna, dove si vede il triangolo della Trinità. Il chiostro è piccolo, con angoli smussati e curvi. La facciata ha due ordini: quello inferiore si incurva concavo, convesso e concavo, quello superiore ha tre campi concavi ed è coronato da un medaglione sorretto da angeli.
La chiesa suscitò subito attenzione. L’ordine raccontava con orgoglio che visitatori di molti paesi ne chiedevano i disegni. Il modo di Borromini di far governare l’intero spazio dalla geometria divenne molto influente, prima in Guarino Guarini a Torino e poi nel barocco di Boemia, Austria e Germania meridionale, dove architetti come la famiglia Dientzenhofer svilupparono le sue pareti ondulate. In Svezia Borromini ebbe meno influenza. Nicodemus Tessin il Giovane, che studiò a Roma, ammirava soprattutto Bernini e il barocco romano e francese più classico. San Carlo è stata poi restaurata, e la facciata è stata pulita. Resta uno dei migliori esempi di come l’architettura barocca potesse creare movimento e luce in uno spazio piccolissimo.