San Vitale

San Vitale, Ravenna
Commonists, CC BY-SA 4.0

Una chiesa ottagonale in laterizio, semplice all’esterno e travolgente all’interno. Nel presbiterio l’imperatore Giustiniano e l’imperatrice Teodora con i loro seguiti compaiono in mosaici su fondo oro, come se partecipassero per sempre alla messa. La chiesa fu il modello della Cappella Palatina di Carlo Magno ad Aquisgrana.

I lavori iniziarono intorno al 526 sotto il vescovo Ecclesio, quando Ravenna era ancora governata dagli Ostrogoti dopo la morte di Teodorico. Li finanziò un uomo facoltoso di nome Giuliano Argentario, il cui nome significa all’incirca «il banchiere». Durante la costruzione la città fu conquistata da Bisanzio, e quando la chiesa fu consacrata intorno al 547 dall’arcivescovo Massimiano era diventata un monumento al potere dell’imperatore in Occidente. Il costruttore è ignoto. I muri sono di mattoni lunghi e sottili con giunti larghi, una tecnica di Costantinopoli. La cupola fu realizzata in modo ingegnoso con tubi cavi di terracotta incastrati l’uno nell’altro a spirale. Divenne così leggera da poter essere sorretta da muri sottili senza pesanti sostegni.

La pianta è costituita da due ottagoni concentrici. Quello interno è sorretto da otto pilastri, tra i quali si aprono esedre semicircolari con colonne su due ordini, così che lo spazio sembra fluire nel deambulatorio e nei matronei soprastanti. Verso est si estende il presbiterio con un’abside. Il nartece è disposto obliquamente rispetto alla chiesa, uno dei suoi enigmi. I capitelli sono profondamente traforati come merletti o intrecci di vimini. I mosaici del presbiterio mostrano nell’abside Cristo sul globo tra angeli, san Vitale e il vescovo Ecclesio con un modellino della chiesa. Tutt’intorno ci sono scene dell’Antico Testamento, con Abramo e Mosè. Più in basso stanno Giustiniano con il pane e Teodora con un calice, circondati da cortigiani e sacerdoti.

La chiesa è rimasta sostanzialmente immutata per quasi millecinquecento anni, ma le superfici sono cambiate. La cupola ricevette affreschi barocchi nel Settecento, e intorno al 1900 furono eseguiti ampi restauri dei mosaici e delle murature, durante i quali vennero in parte rimosse aggiunte successive. Oggi San Vitale fa parte del patrimonio dell’umanità dei monumenti paleocristiani di Ravenna. La sua importanza risiede sia nei mosaici, tra le immagini meglio conservate di imperatori bizantini, sia nella pianta. Carlo Magno fece costruire la sua cappella palatina ad Aquisgrana sul modello di San Vitale intorno all’anno 800, e da lì la chiesa ottagonale a pianta centrale si diffuse nell’Europa settentrionale. Si tracciò così una linea dalla corte di Giustiniano alle chiese carolingie e poi medievali del Nord.