Sant'Ivo alla Sapienza

Sant'Ivo alla Sapienza, Roma
Paris Orlando, CC BY-SA 4.0

Borromini riuscì a inserire una chiesa sul lato corto del cortile dell'università di Roma. La pianta si basa su due triangoli equilateri che formano una stella, e le pareti si piegano alternativamente verso l'interno e verso l'esterno. La lanterna termina in una spirale che si avvita verso il cielo.

L'università di Roma, la Sapienza, aveva la sua sede presso piazza Sant'Eustachio, con un lungo cortile di Giacomo della Porta. La chiesa doveva sorgere sul lato corto del cortile. Borromini ricevette l'incarico nel 1632 come architetto dell'università, e la chiesa vera e propria fu costruita nel 1642–1660 sotto tre papi. Lavorava in uno spazio molto ristretto e voleva al tempo stesso creare una chiesa diversa da ogni altra. Le api dello stemma di papa Urbano VIII e le stelle di quello di Alessandro VII compaiono nella decorazione.

La pianta parte da due triangoli equilateri sovrapposti che formano una stella a sei punte. Le punte terminano alternativamente con nicchie semicircolari e nicchie appuntite dalle estremità curve, così che la parete ondeggia attorno all'intero spazio. La cupola prosegue la stessa forma senza tamburo intermedio e diventa più rotonda salendo verso la lanterna. L'interno è bianco, con pochi colori, così che è la forma a contare. All'esterno si innalza la lanterna con una spirale che termina in una fiamma e una croce.

Le soluzioni spaziali di Borromini erano audaci, e molti contemporanei ritenevano che infrangessero le regole. La sua geometria, in cui figure semplici si combinano in spazi complessi, influenzò l'architettura barocca dell'Europa centrale, tra l'altro in Boemia e in Austria. Oggi la chiesa è usata dall'università e per concerti, e gli ambienti attorno al cortile ospitano l'Archivio di Stato. Sant'Ivo è considerata, insieme a San Carlo alle Quattro Fontane, il capolavoro di Borromini.