Acquedotto di Segovia

Acquedotto di Segovia, Segovia, Castiglia
Bernard Gagnon, CC BY-SA 3.0

L'acquedotto attraversa il centro di Segovia su una doppia fila di archi di granito, alti fino a 28 metri. I blocchi sono posati senza malta. Per secoli ha portato l'acqua alla città ed è una delle opere di ingegneria romana meglio conservate.

L'acquedotto fu costruito probabilmente alla fine del I o all'inizio del II secolo d.C., sotto gli imperatori Domiziano, Nerva o Traiano; la datazione esatta è incerta. L'acqua veniva captata dal fiume Frío, sulle montagne a circa 15 chilometri di distanza, e condotta in un canale fino alla città. Lì doveva attraversare una valle per raggiungere l'alta rupe su cui si trovano l'alcázar e la città vecchia. Il ponte è costruito in granito locale non squadrato, e i circa 20 000 blocchi restano al loro posto soltanto grazie al proprio peso.

La parte visibile è lunga circa 800 metri e conta poco più di 160 archi. Dove la valle è più profonda gli archi si sviluppano su due ordini, e l'altezza raggiunge circa 28 metri. I pilastri si assottigliano verso l'alto, il che conferisce al ponte un aspetto leggero nonostante il peso della pietra. L'acqua scorreva in un canale alla sommità. Sopra gli archi più alti c'è una superficie rettangolare dove un tempo si trovava un'iscrizione; ne restano solo i fori delle lettere di bronzo. Nelle nicchie si trovano oggi immagini di santi collocate molto più tardi.

Nell'XI secolo parte degli archi fu distrutta, e furono ricostruiti nel Quattrocento sotto Ferdinando e Isabella. L'acquedotto portò l'acqua a Segovia per molti secoli. Nel Novecento il traffico e i gas di scarico minacciarono la pietra, e il passaggio delle auto sotto gli archi è stato poi chiuso. La città vecchia di Segovia e il suo acquedotto sono diventati patrimonio dell'umanità nel 1985. Il ponte è diventato il simbolo della città e compare nel suo stemma.