Gli scavi di Pompei

Iniziano gli scavi della città sepolta dal Vesuvio nel 79. Affreschi, mobili e intere case tornano alla luce.

I ritrovamenti diedero un'immagine nuova della vita quotidiana nell'antichità e diedero impulso al neoclassicismo in tutta Europa.

L'eruzione del Vesuvio del 79 seppellì Pompei sotto cenere e pomice e la vicina Ercolano sotto nubi ardenti e metri di materiale vulcanico. Le città furono poi in gran parte dimenticate. A metà Settecento il Regno di Napoli era governato da Carlo di Borbone, che voleva dare lustro al suo nuovo regno. Fece scavare a Ercolano dal 1738, e qualche anno dopo si cominciò a scavare anche nel sito di Pompei, che all'inizio non fu nemmeno identificato con certezza. Gli scavi furono diretti in un primo tempo da ingegneri militari, e lo scopo era trovare statue, dipinti e oggetti preziosi per le collezioni del re piuttosto che comprendere le città. Spesso si scavavano cunicoli e poi li si richiudeva.

I reperti furono portati in un museo reale a Portici, vicino a Napoli. Lì era vietato disegnare, e il re controllava attentamente chi poteva vederli. In compenso, dagli anni Cinquanta del Settecento fu pubblicata una sontuosa serie di volumi con incisioni, distribuiti in dono alle corti e ai dotti d'Europa. Lo storico dell'arte tedesco Johann Joachim Winckelmann criticò i metodi approssimativi degli scavi in scritti che ebbero ampia diffusione. Nell'Ottocento il lavoro divenne più sistematico, e negli anni Sessanta Giuseppe Fiorelli cominciò a scavare la città isolato per isolato. Fu anche lui a far riempire di gesso le cavità lasciate dai morti, così che i loro corpi riapparissero nelle ultime posizioni.

Pompei ed Ercolano divennero una meta obbligata per i giovani aristocratici che compivano il loro Grand Tour in Italia. Gli ornamenti leggeri degli affreschi, con cornici sottili, girali e piccole figure su fondo rosso, nero o bianco, furono copiati in salotti, porcellane e mobili in tutta Europa. Gustavo III visitò Pompei durante il suo viaggio in Italia nel 1783–1784, e acquistò sculture antiche che furono poi esposte in un museo apposito nel Palazzo reale di Stoccolma, uno dei primi musei pubblici d'Europa. Il pittore decoratore Louis Masreliez, che aveva studiato a lungo in Italia, portò il linguaggio pompeiano negli interni reali. Così una cittadina romana di provincia sepolta divenne una delle fonti dello stile gustaviano svedese.