Viene demolito Pruitt-Igoe

Un quartiere residenziale modernista con 33 edifici alti, vecchio di appena diciotto anni, comincia a essere fatto saltare. Il critico Charles Jencks proclama quel momento la morte dell'architettura moderna.

La demolizione divenne un simbolo della crisi del modernismo e il punto di partenza del postmodernismo, anche se le cause erano sociali ed economiche.

Dopo la seconda guerra mondiale il governo federale americano, con la legge sulla casa del 1949, puntò a demolire i quartieri degradati dei centri cittadini e a sostituirli con alloggi pubblici. A St. Louis fu raso al suolo un ampio quartiere a nord del centro, e l'architetto Minoru Yamasaki, che più tardi progettò il World Trade Center di New York, ebbe con i suoi colleghi l'incarico di disegnare un nuovo quartiere. Prese il nome da un pilota da caccia nero della seconda guerra mondiale e da un deputato locale al Congresso. All'inizio doveva essere segregato per razza, con una parte per gli abitanti neri e una per quelli bianchi, ma dopo sentenze giudiziarie a metà degli anni Cinquanta divenne formalmente integrato. In pratica gli abitanti furono quasi esclusivamente neri.

Il quartiere fu completato nel 1954–1956 con 33 edifici in linea di undici piani. Per risparmiare, gli ascensori si fermavano solo ogni tre piani, dove ampi corridoi dovevano fungere da strade sospese con spazio per il gioco e la socialità. All'inizio gli edifici furono lodati dalle riviste di architettura. Ma la corsa al risparmio fece sì anche che i materiali fossero poveri e gli appartamenti piccoli. Gli affitti dovevano coprire la manutenzione, e quando la popolazione della città diminuì e la classe media si trasferì nei sobborghi, il quartiere ebbe inquilini sempre più poveri. Ascensori e illuminazione si guastavano, appartamenti restavano vuoti e la criminalità aumentava. A metà degli anni Sessanta Pruitt-Igoe era già descritto come un fallimento, e nel 1972 gli edifici cominciarono a essere fatti saltare.

Nel suo libro sull'architettura postmoderna del 1977 Charles Jencks fece della demolizione un necrologio del modernismo, indicandone perfino l'ora con ironica precisione. Le immagini di un edificio alto che crolla divennero tra le più note della storia dell'architettura. Lo stesso anno in cui iniziò la demolizione Oscar Newman pubblicò un libro sullo spazio difendibile che usava il quartiere come esempio di come la progettazione potesse favorire la criminalità. Studiosi successivi hanno sottolineato altre cause: la discriminazione razziale, la povertà, la mancata manutenzione e una città in crisi economica. Nel dibattito svedese sul Programma del milione Pruitt-Igoe fu spesso citato come monito, ma in Svezia la risposta fu per lo più la riqualificazione, non la demolizione.