L'Esposizione di Stoccolma
Nell'estate del 1930 Gunnar Asplund e i suoi colleghi presentano a Djurgården una nuova architettura di vetro, acciaio e bandiere. Un anno dopo esce il manifesto «acceptera».
Il funzionalismo si affermò in Svezia nel giro di un'estate e divenne lo stile del folkhem, la «casa del popolo».
Dalla fine degli anni Dieci la Svenska Slöjdföreningen si era impegnata per oggetti d'uso migliori per la gente comune, e il suo presidente, lo storico dell'arte Gregor Paulsson, voleva mostrare che cosa potessero essere un'architettura e un design svedesi moderni. L'ispirazione veniva tra l'altro dall'esposizione sull'abitazione del Werkbund a Stoccarda nel 1927, dove Le Corbusier, Mies van der Rohe e Gropius avevano costruito case modello. La questione delle abitazioni era scottante in Svezia: molte famiglie vivevano in spazi angusti e in appartamenti scadenti, senza cucina o bagno propri. Paulsson divenne commissario generale dell'esposizione e Gunnar Asplund il suo architetto capo. Asplund era noto per opere di un classicismo rigoroso come la Biblioteca civica di Stoccolma, ma ora fece fino in fondo il passo verso il nuovo.
L'area espositiva sul Djurgårdsbrunnsviken era composta da padiglioni leggeri di acciaio e vetro, bandiere, striscioni e un alto pilone pubblicitario con luci al neon. Il ristorante Paradiset, con le sue grandi pareti di vetro e le terrazze sul tetto, divenne il punto di ritrovo dell'esposizione. Un settore apposito mostrava le abitazioni: piccoli appartamenti e villette con piante studiate, in cui ogni stanza aveva la sua funzione, con luce, aria e cucine moderne. Tra gli architetti c'erano Sven Markelius, Uno Åhrén e Paul Hedqvist. Tutto era provvisorio e fu demolito dopo l'estate, ma il pubblico accorse in massa. L'architettura era presentata come parte di un nuovo modo di vivere, in cui la tecnica e la ragione avrebbero migliorato la vita quotidiana dei più.
L'esposizione accese un dibattito vivace. I critici parlavano di un'estetica della macchina fredda e poco svedese, mentre i sostenitori vedevano nel funzionalismo una risposta ai bisogni della società. L'anno seguente Asplund, Paulsson, Markelius, Åhrén, Wolter Gahn ed Eskil Sundahl pubblicarono lo scritto «acceptera», che spiegava come occorresse accettare la realtà moderna e costruire per essa. Negli anni Trenta il funkis divenne rapidamente il modo ovvio di costruire abitazioni, scuole e ospedali. Nel frattempo cresceva l'idea del folkhem, lanciata nel 1928 dal socialdemocratico Per Albin Hansson, e l'architettura finì per essere vista come uno dei suoi strumenti. Lo stile si diffuse anche tra i proprietari di villette in tutto il paese, con tetti piani, finestre d'angolo e facciate intonacate bianche.