Anselm Kiefer
La pittura greve della storia.
Anselm Kiefer realizza dipinti enormi con piombo, cenere e paglia sulla storia e sui miti della Germania.
Anselm Kiefer è nato nel marzo 1945 a Donaueschingen, nella Germania meridionale, pochi mesi prima della fine della seconda guerra mondiale. È cresciuto in un paese in rovina che preferiva dimenticare il passato. Studiò prima giurisprudenza e francese, poi passò all’arte e studiò a Friburgo e a Karlsruhe. All’inizio degli anni Settanta fu in contatto con Joseph Beuys a Düsseldorf.
Le sue prime opere a fare scalpore furono provocatorie. Nella serie Besetzungen (Occupazioni), del 1969, si fotografò mentre faceva il saluto nazista in vari luoghi d’Europa. Lo scopo era costringere a ricordare ciò che i tedeschi avevano rimosso, ma molti trovarono le immagini offensive. La questione di come rappresentare la storia, i miti e la colpa della Germania divenne il tema della sua vita.
Dagli anni Settanta Kiefer realizzò grandi dipinti di solchi desolati, pavimenti di legno e paesaggi bruciati. Mescolava l’olio con paglia, sabbia, cenere, piombo e fotografie. Nel 1980 rappresentò la Germania Ovest alla Biennale di Venezia, suscitando polemiche. Intorno al 1981–1983 realizzò serie ispirate alla poesia Fuga di morte di Paul Celan, in cui la bionda Margarete e Sulamith dai capelli scuri rappresentano il mondo tedesco e quello ebraico. La paglia nei dipinti evoca i capelli di Margarete. Ha realizzato anche enormi libri di piombo e intere biblioteche di volumi in piombo.
All’inizio degli anni Novanta Kiefer si trasferì in Francia. A Barjac, nel sud della Francia, trasformò un’antica filanda di seta in un gigantesco complesso di studi, tunnel, torri e padiglioni. In seguito ha lavorato nei dintorni di Parigi. I suoi interessi si sono estesi alla mistica ebraica, all’alchimia, all’astronomia e ai miti di molte culture.
Kiefer è considerato uno degli artisti più importanti dopo il 1945. Ha ricevuto, tra l’altro, il Premio per la pace dei librai tedeschi nel 2008. Nel 2023 Wim Wenders gli ha dedicato il documentario Anselm. Le sue opere mostrano che la storia non è conclusa ma qualcosa che portiamo con noi, e che l’arte può essere un luogo di lutto e di memoria.