Karin Mamma Andersson

La grande stella della pittura svedese degli ultimi decenni.

Karin Mamma Andersson dipinge interni e paesaggi onirici in cui realtà e memoria si confondono. Ha rappresentato la Svezia alla Biennale di Venezia del 2003.

Karin Mamma Andersson è nata nel 1962 a Luleå. Il soprannome Mamma le fu dato presto e lo ha mantenuto come nome d’arte. Ha studiato alla Reale Accademia di Belle Arti di Stoccolma tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta e negli anni Duemila è diventata una delle pittrici svedesi di maggior successo internazionale.

I suoi dipinti mostrano spesso interni, paesaggi e scene che sembrano familiari e al tempo stesso estranee. Una stanza può essere sia un soggiorno sia un palcoscenico, un bosco può essere sia reale sia un ricordo. Trae i soggetti da fotografie, film, arte popolare, teatro e storia dell’arte, e li mescola liberamente. Spesso ci sono più immagini nella stessa immagine, come riflessi o quadri appesi a una parete.

La tecnica è caratteristica. Dipinge volentieri su legno o pannelli con strati sottili e diluiti di olio o acrilico. Il colore cola, e la superficie diventa trasparente e fragile. Questo conferisce alle immagini un tono quieto, un po’ malinconico, che molti hanno accostato a precursori nordici come Vilhelm Hammershøi ed Edvard Munch, ma anche al cinema e al teatro.

Nel 2003 ha rappresentato la Svezia nel Padiglione dei Paesi nordici alla Biennale di Venezia, ottenendo una consacrazione internazionale. Da allora ha esposto in grandi musei e gallerie in Europa e negli Stati Uniti, e le sue opere si trovano al Moderna Museet. È sposata con l’artista Jockum Nordström, con cui ha talvolta esposto.

Mamma Andersson ha contribuito a ridare prestigio alla pittura figurativa in Svezia. Le sue immagini oniriche e narrative hanno ispirato molti pittori più giovani e mostrano che la pittura sa ancora raccontare la memoria e la vita interiore in un modo che altri mezzi non possono.