La Morte gioca a scacchi

Un cavaliere gioca a scacchi contro la Morte nella volta della chiesa di Täby. Albertus Pictor e la sua bottega dipinsero una trentina di chiese nella regione del Mälaren, con scene bibliche, santi e ammonimenti ai fedeli.
L’immagine ispirò a Ingmar Bergman Il settimo sigillo, in cui il cavaliere gioca a scacchi con la Morte.
Albertus Pictor significa all’incirca «Alberto il pittore». Il suo vero nome era Albrecht e proveniva dalla città di Immenhausen, in Germania. Dagli anni Sessanta del Quattrocento fu attivo a Stoccolma, dove sposò la vedova di un pittore e ne rilevò la bottega del defunto marito. Morì intorno al 1509. Oltre a dipingere chiese lavorava anche come ricamatore di perle.
Albertus e i suoi aiutanti dipinsero volte e pareti in un gran numero di chiese dell’Uppland e dei dintorni del lago Mälaren. Esempi noti sono Härkeberga, Härnevi, Odensala, Solna e Täby. Le pitture della chiesa di Täby risalgono alla fine del Quattrocento. Era un’epoca in cui molte chiese medievali svedesi ricevettero volte stellate in laterizio, poi decorate con immagini.
La scena in cui un uomo gioca a scacchi con la Morte è l’immagine più famosa di Täby. La Morte siede alla scacchiera di fronte al suo avversario. Il messaggio è semplice: tutti gli uomini devono alla fine affrontare la morte, e contro di essa nessuno può vincere. Il soggetto appartiene allo stesso universo di pensiero della danza macabra, in cui la Morte trascina con sé persone di ogni ceto, re e contadini.
Nel Medioevo gli scacchi erano una diffusa metafora della vita e della società. I pezzi potevano rappresentare i diversi ceti e la partita la lotta dell’uomo. Giocare contro la Morte ricordava che la vita è breve e che bisognava pensare alla propria anima. Immagini di questo tipo sono spesso chiamate memento mori, «ricordati che devi morire».
Le pitture furono eseguite con colori a calce su superfici intonacate. Le linee sono nette e le figure piatte, e la gamma cromatica comprende soprattutto rosso, verde, giallo e nero sul bianco della calce. Lo stile è semplice ma narrativo. Le immagini dovevano essere facili da leggere per una comunità in cui la maggior parte delle persone non sapeva leggere, e spesso uniscono serietà e umorismo.
Dopo la Riforma la concezione delle immagini nelle chiese cambiò. Molte pitture medievali in Svezia furono scialbate nei secoli successivi e riportate alla luce solo durante i restauri dell’Ottocento e del Novecento. Le pitture di Albertus sono tra le meglio conservate dei paesi nordici, e la chiesa di Täby è oggi una meta molto visitata da chi vuole vedere l’arte sacra medievale.
Ingmar Bergman era figlio di un pastore e da bambino accompagnava il padre quando predicava nelle chiese dell’Uppland. Ha raccontato che le immagini delle chiese gli fecero una forte impressione. Nel film Il settimo sigillo del 1957 il cavaliere Antonius Block gioca a scacchi con la Morte per guadagnare tempo. Albertus Pictor stesso compare nel film, mentre dipinge una danza macabra in una chiesa. Il film ha reso famosa in tutto il mondo l’immagine di Täby.