L'imperatore Giustiniano e il suo seguito

Nella chiesa di San Vitale a Ravenna l'imperatore sta al centro di una fila di sacerdoti e soldati. L'arte bizantina voleva mostrare il sacro e l'eterno, non una scena reale.
Le figure stanno piatte su un fondo d'oro e i piedi si sovrappongono: lo spazio non conta.
Il mosaico si trova nella chiesa di San Vitale a Ravenna, nell'Italia settentrionale. La chiesa fu iniziata intorno al 526, quando la città era ancora governata dagli Ostrogoti. La costruzione fu finanziata da un uomo facoltoso di nome Giuliano Argentario. Dopo la conquista di Ravenna da parte delle truppe bizantine nel 540, la città divenne il centro del potere imperiale in Italia. La chiesa fu consacrata nel 547 o 548 dall'arcivescovo Massimiano. San Vitale è dedicata al martire Vitale, che secondo la tradizione morì a Ravenna.
San Vitale è una chiesa a pianta centrale ottagonale. Il mosaico con Giustiniano si trova sulla parete nord del presbiterio, vicino all'altare. Di fronte c'è un'immagine corrispondente dell'imperatrice Teodora con le sue dame di corte. La coppia imperiale è mostrata come se partecipasse alla messa, benché nessuno dei due abbia mai visitato Ravenna.
Giustiniano sta al centro, con un mantello purpureo chiuso da una grande fibula. Ha l'aureola e regge una patena d'oro con il pane eucaristico. Alla sua destra stanno sacerdoti e l'arcivescovo Massimiano con una croce. Massimiano è l'unica persona il cui nome è scritto sopra la testa. Alla sinistra stanno funzionari e soldati. Uno scudo reca il monogramma di Cristo, le lettere greche chi e rho. I funzionari indossano mantelli bianchi con riquadri purpurei che ne indicavano il rango.
Le figure sono in tutto dodici, un numero che si collega di solito agli apostoli. L'immagine unisce potere ecclesiastico e potere temporale: l'imperatore sta tra sacerdoti e soldati e appare come il rappresentante di Dio in terra. L'identità degli altri funzionari è stata discussa. Si propongono talvolta il generale Belisario o Giuliano Argentario, ma nessun nome è sicuro. L'immagine di Teodora di fronte ha lo stesso messaggio: lei regge un calice d'oro con il vino, e sull'orlo del suo mantello si vedono i Re Magi che portano doni.
Le figure sono rigide e frontali. Hanno grandi occhi e stanno su un terreno verde privo di profondità. I piedi si sovrappongono, tanto che è difficile capire chi stia dove. Il fondo è d'oro e separa la scena dal mondo quotidiano. Contano il rango e la cerimonia, non uno spazio reale.
Il mosaico è composto da migliaia di piccoli pezzi, le tessere, di vetro e pietra. Nelle tessere d'oro una sottile lamina d'oro è inserita tra due strati di vetro. Le tessere sono collocate con angolazioni leggermente diverse, così che la luce si riflette e la superficie scintilla quando ci si muove nello spazio.
I mosaici di Ravenna hanno attraversato i secoli meglio della maggior parte delle immagini bizantine di Costantinopoli, distrutte durante l'iconoclastia. Sono perciò una delle nostre fonti più importanti sull'arte bizantina del VI secolo. Dal 1996 San Vitale e altri edifici paleocristiani di Ravenna fanno parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Nell'abside soprastante Cristo siede su un globo azzurro, circondato da angeli e da san Vitale.