I guardiani del Nandaimon
Due enormi guardiani alla porta meridionale del Tōdai-ji, realizzati da Unkei, Kaikei e dalla loro bottega in soli 69 giorni. Uno ha la bocca aperta, l’altro chiusa: l’inizio e la fine.
I muscoli, le vene e le vesti svolazzanti: tutto in legno.
Il tempio Tōdai-ji di Nara bruciò nel 1180 durante la guerra civile tra i clan Taira e Minamoto. La ricostruzione fu guidata dal monaco Chōgen, che raccolse fondi in tutto il paese. La grande porta meridionale, il Nandaimon, fu ricostruita nel 1199 in un nuovo stile con influssi cinesi. Nel 1203 la porta ricevette due enormi figure di guardiani, i kongōrikishi o niō, che dovevano proteggere il tempio dalle forze del male.
Le figure furono realizzate dagli scultori Unkei e Kaikei insieme ai collaboratori della scuola Kei, una bottega che segnò la scultura del periodo Kamakura. Secondo le fonti dell’epoca il lavoro richiese soli 69 giorni. Ciò fu possibile perché molti artigiani potevano lavorare in parallelo su parti diverse. Chi abbia eseguito quale figura è stato oggetto di discussione, e le iscrizioni trovate all’interno delle statue hanno fornito nuovi dati senza però risolvere tutte le questioni.
Ciascuna figura è alta circa 8,4 metri. Stanno ognuna nella propria nicchia, ai due lati del passaggio centrale della porta. Una, Agyō, ha la bocca aperta, l’altra, Ungyō, chiusa. I due suoni a e un sono il primo e l’ultimo dell’alfabeto sanscrito e simboleggiano l’inizio e la fine, tutto ciò che esiste. Entrambe sono seminude e portano un drappo svolazzante sui fianchi. Assumono pose drammatiche, con un braccio sollevato, i muscoli tesi e i volti adirati.
La composizione è concepita per essere vista dal basso. Da terra le figure torreggiano, e i volti adirati guardano giù verso il visitatore. Sono collocate rivolte verso il passaggio, e il visitatore deve camminare tra loro. Ne deriva una forte sensazione di attraversare un confine ed entrare in uno spazio sacro.
Le figure sono in legno, realizzate con una tecnica chiamata yosegi-zukuri, in cui migliaia di pezzi di legno vengono assemblati. Ciò permetteva di lavorare rapidamente e di costruire figure di quelle dimensioni. In origine le statue erano dipinte, ma gran parte del colore è scomparsa e il legno si è scurito. Durante un grande restauro nel 1988–1993 le figure furono smontate: all’interno vennero trovati documenti e iscrizioni che confermarono chi avesse partecipato al lavoro.
Le figure sono state interpretate come espressione del realismo del periodo Kamakura. Gli scultori della scuola Kei studiarono la scultura più antica del periodo Nara, ma diedero alle loro figure una vitalità nuova, con muscoli e vene ben evidenti e movimenti possenti. L’ascesa al potere della classe guerriera nel paese è stata spesso vista come lo sfondo di questo stile drammatico.
Oggi le figure sono tesori nazionali e fanno parte del sito Patrimonio dell’umanità di Nara. Sono tra le sculture più famose del Giappone. Unkei è considerato uno dei massimi scultori del paese, e il suo nome è legato a un rinnovamento della scultura giapponese.