L'Ultima Cena

Gesù ha appena detto che uno dei discepoli lo tradirà. Leonardo dipinse su intonaco asciutto in un convento di Milano, e il colore cominciò a staccarsi già durante la sua vita.
Tutte le linee prospettiche della stanza convergono sulla testa di Gesù: è la prospettiva centrale del dipinto.
Leonardo dipinse l'Ultima Cena sulla parete del refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano. Il committente era il duca Ludovico Sforza, per cui Leonardo lavorava. Il lavoro durò all'incirca dal 1495 al 1498. Il dipinto è largo circa nove metri e alto quattro e mezzo, e si presentava ai frati seduti ai loro tavoli.
Il soggetto è il momento in cui Gesù dice che uno dei discepoli lo tradirà. I discepoli reagiscono con veemenza. Siedono in quattro gruppi di tre, due per lato rispetto a Gesù, che siede solo al centro. Giuda è nello stesso gruppo di Pietro e Giovanni. Si ritrae nell'ombra e stringe una borsa, probabilmente con le monete d'argento ricevute per il tradimento. Pietro impugna un coltello e si sporge verso Giovanni, che sembra svenuto per il dolore. Mani e volti esprimono stupore, rabbia e dubbio.
Gesù siede in una forma triangolare con le braccia distese. Dietro di lui c'è una finestra, e la luce che ne proviene forma una sorta di aureola senza che un'aureola venga dipinta. Tutte le linee della stanza convergono sulla sua testa, così che lo sguardo vi è attirato di continuo. La luce entra da sinistra, come se provenisse dalle vere finestre del refettorio.
Leonardo scelse di non dipingere ad affresco vero e proprio, che richiede di lavorare in fretta sull'intonaco bagnato. Dipinse invece a tempera e olio sul muro asciutto. Questo gli permise di lavorare lentamente e di cambiare idea, ma il colore aderiva male. Già pochi anni dopo il completamento il dipinto cominciò a sfaldarsi. Leonardo eseguì molti schizzi preparatori per le teste, e alcuni sono conservati nella Collezione reale britannica.
Il dipinto ha avuto una sorte difficile. Nel 1652 fu aperta una porta nella parete, e scomparvero i piedi di Gesù. Nel corso degli anni ha subito umidità, restauri mal riusciti e un uso poco accorto della sala. Nell'agosto 1943 il convento fu bombardato e il refettorio in parte distrutto. La parete con l'Ultima Cena si salvò, protetta da sacchi di sabbia e impalcature.
Tra il 1978 e il 1999 fu condotto un restauro molto esteso, diretto da Pinin Brambilla Barcilon. Le ridipinture successive furono rimosse e ciò che restava del colore di Leonardo fu riportato alla luce. Il restauro fu discusso, perché gran parte dell'originale si rivelò perduta. Oggi i visitatori entrano in piccoli gruppi per un tempo limitato, per proteggere il dipinto.
L'Ultima Cena è tra le immagini più copiate e parodiate al mondo. Ha ispirato pittori, fotografi, registi e romanzieri. Dal 1980 il convento e il dipinto fanno parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Di fronte, sull'altra parete corta del refettorio, si trova un affresco con la Crocifissione dipinto da Giovanni Donato da Montorfano nel 1495.