L'urlo

L'urlo, Edvard Munch
Edvard Munch, Public domain

Una figura su un ponte si copre le orecchie mentre il cielo divampa rosso sangue. Munch descrisse l'esperienza come un urlo che attraversava la natura. Il quadro è diventato un'icona dell'angoscia moderna.

Le linee del paesaggio ondeggiano attraverso la figura: mondo interiore ed esteriore si fondono.

Edvard Munch dipinse L'urlo nel 1893, quando lavorava a Berlino. Il soggetto risale a un'esperienza vissuta alcuni anni prima a Ekeberg, sopra Kristiania, l'odierna Oslo. La descrisse in un testo: camminava lungo una strada con due amici, il sole tramontava, il cielo si fece rosso sangue ed egli sentì un grande urlo infinito attraversare la natura. Il quadro entrò a far parte del suo grande ciclo sull'amore, l'angoscia e la morte, che in seguito prese il nome di Fregio della vita.

In primo piano una figura si porta le mani alla testa, con la bocca spalancata. Il volto è semplificato quasi a un teschio, senza capelli e senza un sesso riconoscibile. Dietro la figura un parapetto corre obliquo nel quadro, e più lontano camminano due figure in abiti scuri. A sinistra si apre il fiordo di Oslo, con una barca e un paesaggio scuro. Il cielo è pieno di fasce ondulate rosse, arancioni e gialle.

La composizione si basa su un forte contrasto. Il ponte e il parapetto sono diagonali rette che spingono rapidamente lo sguardo verso il fondo. Il paesaggio e il cielo sono invece linee morbide e curve. Gli stessi ritmi attraversano il corpo della figura, così che uomo e natura sembrano vibrare sulla stessa onda. I colori non sono naturalistici, ma esprimono uno stato d'animo.

La versione del Nasjonalmuseet di Oslo è dipinta a tempera e pastelli su cartone. Munch lavorava spesso rapidamente e lasciava vedere il supporto. Realizzò diverse versioni del soggetto: un disegno a pastello e un dipinto più tardo al Museo Munch, un pastello del 1895 in collezione privata e una litografia del 1895 che diffuse l'immagine in molti esemplari. In alto nel cielo della versione del Nasjonalmuseet c'è una piccola scritta a matita secondo cui il quadro può essere stato dipinto solo da un pazzo. A lungo non si è saputo chi l'avesse scritta, ma le analisi della grafia hanno indicato Munch stesso.

Il quadro è stato interpretato come espressione dell'angoscia e dell'isolamento della vita moderna. Alcuni studiosi hanno cercato spiegazioni del cielo rosso in fenomeni reali, per esempio le polveri dell'eruzione del Krakatoa del 1883 o formazioni nuvolose insolite. Altri hanno suggerito che la figura si ispiri a una mummia peruviana esposta a Parigi. Queste spiegazioni sono controverse, e Munch stesso parlava di un'esperienza interiore.

L'opera ha avuto una sorte drammatica. La versione del Nasjonalmuseet fu rubata nel febbraio 1994, lo stesso giorno in cui si aprivano i Giochi olimpici invernali di Lillehammer. I ladri entrarono da una finestra con una scala. Il dipinto fu ritrovato qualche mese dopo senza gravi danni. Nel 2004 la versione del Museo Munch fu rubata insieme alla Madonna in una rapina a mano armata. Entrambi i dipinti tornarono nel 2006, ma con danni che dovettero essere restaurati. La versione a pastello fu venduta all'asta nel 2012 per uno dei prezzi più alti mai pagati fino ad allora per un'opera d'arte.

L'urlo è oggi una delle immagini più famose al mondo. È stato parodiato, stampato su manifesti e tazze e ha ispirato un'emoji. Al tempo stesso è un'opera chiave dell'espressionismo, perché mostra come colore e forma possano veicolare un sentimento anziché riprodurre la realtà.