Lo spirito dell’acqua

Lo spirito dell’acqua, Ernst Josephson
Ernst Josephson, Public domain

Il Näcken suona il violino, nudo nella cascata. Il Nationalmuseum rifiutò di acquistare il dipinto, ritenuto sconveniente. Oggi è considerato una delle grandi opere dell’arte svedese.

L’acqua spumeggiante e i fiori bianchi circondano il corpo incandescente: la fiaba come esperienza sensuale.

Ernst Josephson nacque nel 1851 a Stoccolma, in una nota famiglia ebraica. Studiò all’Accademia di belle arti e poi all’estero, tra l’altro a Parigi. Fu una delle figure di spicco del gruppo di giovani artisti che negli anni Ottanta dell’Ottocento protestarono contro l’insegnamento conservatore dell’Accademia, i cosiddetti oppositori. Subì l’influsso di maestri antichi come Rembrandt e Tiziano, ma cercò al tempo stesso una propria via moderna.

Lo spirito dell’acqua, o Näcken, è una figura del folklore nordico. Si diceva che sedesse nelle rapide e nelle cascate e suonasse il violino. Chi gli faceva un’offerta poteva imparare a suonare così bene che perfino gli alberi e le pietre si mettevano a danzare. Ma il Näcken poteva anche essere pericoloso e attirare le persone nell’acqua.

Josephson dipinse il soggetto in diverse versioni. Nelle estati del 1882 e del 1883 si recò in Norvegia per studiare rapide e cascate. La versione più nota è del 1884. Mostra un giovane nudo seduto nella cascata mentre suona il violino. L’acqua spumeggia intorno a lui e sulla riva crescono fiori bianchi. Il corpo risplende caldo e sensuale contro l’acqua fredda. Il volto è rivolto verso l’alto e l’espressione è estatica, come se la musica lo trasportasse lontano.

I colori sono intensi e le pennellate vigorose e libere. Josephson dipinse l’acqua con tocchi rapidi e mobili. Non voleva mostrare solo una figura delle fiabe, ma esprimere la musica, la forza della natura e un’emozione intensa. Per questo il dipinto è stato definito un precoce esempio di espressionismo nei paesi nordici. L’acqua spumeggiante è dipinta in bianco e verde, con schizzi e vortici che rendono l’immagine quasi astratta.

Il soggetto e il corpo maschile nudo furono giudicati sconvenienti dai contemporanei. Il Nationalmuseum rifiutò di acquistare il dipinto. Josephson visse la cosa come un grande fallimento. Per lui Lo spirito dell’acqua era un’opera capitale, e tornò sul soggetto per tutta la vita. Riteneva che le istituzioni artistiche non capissero ciò che voleva realizzare.

Nel 1888, durante un soggiorno in Bretagna, Josephson fu colpito da una grave malattia mentale, di cui soffrì per il resto della vita. Negli anni della malattia realizzò disegni e dipinti in uno stile del tutto nuovo e libero. Queste opere suscitarono grande ammirazione nella giovane generazione modernista, tra cui gli espressionisti tedeschi e svedesi.

Josephson morì nel 1906. Oggi Lo spirito dell’acqua è considerato una delle opere più importanti della storia dell’arte svedese. Mostra come la poesia popolare potesse essere rinnovata e diventare un’immagine dell’interiorità dell’artista. È tra le immagini citate più spesso quando si vuole spiegare il cammino dell’arte svedese verso il modernismo.