Donato Bramante

Donato Bramante
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Bramante giunse a Roma da Milano intorno al 1500 e progettò il Tempietto e il primo piano per la nuova basilica di San Pietro: una croce greca sotto una cupola gigantesca. Il progetto fu modificato molte volte, ma l'idea sopravvisse nella cupola di Michelangelo.

Donato Bramante nacque nel 1444 vicino a Urbino, nell'Italia centrale. Si formò probabilmente come pittore, e il ducato di Urbino, con il palazzo di Federico da Montefeltro, era uno dei principali ambienti dell'epoca per l'arte, la matematica e la prospettiva, dove poté entrare in contatto con Piero della Francesca. Alla fine degli anni Settanta del Quattrocento arrivò a Milano, dove lavorò per circa vent'anni come pittore e architetto al servizio di Ludovico Sforza e conobbe Leonardo da Vinci. Lì progettò tra l'altro Santa Maria presso San Satiro, dove con una prospettiva illusionistica dipinse un coro che in realtà è profondo appena un metro circa.

Quando i francesi conquistarono Milano nel 1499 Bramante si trasferì a Roma, dove studiò le rovine antiche e sviluppò uno stile nuovo e monumentale. Il Tempietto di San Pietro in Montorio, probabilmente iniziato intorno al 1502, è un piccolo tempio circolare con colonne doriche e cupola, costruito nel luogo dove secondo la tradizione fu crocifisso l'apostolo Pietro. Divenne l'edificio modello del Rinascimento maturo. Papa Giulio II gli affidò i grandi cantieri del Vaticano: il Cortile del Belvedere e la nuova basilica di San Pietro, la cui prima pietra fu posta nel 1506. Il suo progetto era una croce greca con un'immensa cupola ispirata al Pantheon, circondata da cupole minori e torri in un insieme simmetrico.

Bramante morì nel 1514, quando erano stati innalzati soltanto i quattro immensi pilastri della crociera di San Pietro. I successori Raffaello, Antonio da Sangallo e Michelangelo modificarono il progetto molte volte, ma i pilastri e l'idea della grande cupola centrale rimasero. Il Tempietto fu copiato e reinterpretato per secoli, in cupole come quella di St Paul's a Londra e del Panthéon a Parigi. Bramante diede al Rinascimento la sua scala romana e monumentale e divenne un modello di come la grandezza antica potesse rinascere in edifici nuovi. Le sue opere erano oggetto di studio obbligato per gli architetti svedesi che si recavano a Roma, da Tessin il Giovane negli anni Settanta del Seicento ai borsisti dell'Accademia nell'Ottocento.