Michelangelo Buonarroti

Michelangelo si considerava uno scultore, ma divenne uno dei grandi architetti del Rinascimento. Diede forma alla cupola di San Pietro, al Campidoglio di Roma e alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, dove infranse le regole classiche e aprì la strada al barocco.
Michelangelo Buonarroti nacque nel 1475 a Caprese, in Toscana, e crebbe a Firenze. Fu apprendista presso il pittore Domenico Ghirlandaio e poi visse nella casa di Lorenzo de' Medici, dove studiò la scultura antica e conobbe gli umanisti. Da giovane scultore realizzò la Pietà in San Pietro e il David a Firenze, e tra il 1508 e il 1512 affrescò la volta della Cappella Sistina. Giunse all'architettura relativamente tardi, con gli incarichi per i Medici a Firenze negli anni Dieci e Venti del Cinquecento. Nel 1534 si trasferì a Roma, dove rimase per il resto della vita.
A Firenze progettò la Sagrestia Nuova di San Lorenzo e la Biblioteca Laurenziana, dove le colonne incassate e la scala fluente del ricetto capovolgevano le regole classiche. A Roma diede al Campidoglio un nuovo assetto, con una piazza ovale e palazzi in cui lesene giganti attraversano due piani. Completò Palazzo Farnese dopo il Sangallo, con il suo possente cornicione. Dal 1547 fu responsabile della fabbrica di San Pietro e tornò alla pianta centrale del Bramante, rendendola però più massiccia. La grande cupola fu completata dopo la sua morte da Giacomo della Porta. Progettò anche Porta Pia e trasformò le Terme di Diocleziano nella chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Michelangelo morì a Roma nel 1564 e fu sepolto a Firenze. Trattava la parete come un corpo, carico di tensione e movimento, e questo avrebbe influenzato gli architetti del barocco, soprattutto Bernini e Borromini. L'ordine gigante su più piani divenne un espediente diffuso in Europa, anche nei castelli e nei palazzi svedesi dell'epoca della grande potenza. La cupola di San Pietro fu il modello per la chiesa degli Invalidi a Parigi, per St Paul's a Londra e per il Campidoglio di Washington. La sua vita fu narrata già dai contemporanei, nelle biografie di Vasari e Condivi, ed egli divenne l'immagine stessa dell'artista come genio.