Robert Venturi

Robert Venturi
todd sheridan from New York, United States, CC BY-SA 2.0

Venturi scrisse «Complexity and Contradiction in Architecture» (1966) e, con Denise Scott Brown, «Learning from Las Vegas». Con la Vanna Venturi House mostrò un'architettura che ammette l'ambiguità e i segni del quotidiano.

Robert Venturi nacque nel 1925 a Filadelfia, figlio di un commerciante di frutta di origine italiana. Studiò architettura a Princeton, dove si laureò nel 1947 e conseguì il master nel 1950. Lavorò nello studio di Eero Saarinen e presso Louis Kahn, che divenne per lui un modello importante. Dal 1954 al 1956 fu borsista all'American Academy di Roma, dove studiò il barocco, il manierismo e gli ambienti ricchi e contraddittori delle città italiane. Tornato in patria, iniziò a insegnare alla University of Pennsylvania e aprì uno studio proprio a Filadelfia. Lì conobbe l'architetta e urbanista Denise Scott Brown, che sposò nel 1967 e con cui lavorò per il resto della vita.

La Vanna Venturi House (1962–1964), costruita per la madre, ha una facciata a timpano che sembra il disegno di una casa fatto da un bambino, con un frontone spezzato e un interno asimmetrico. La Guild House, una residenza per anziani a Filadelfia, ha una comune facciata in mattoni con una grande insegna. Nel libro «Complexity and Contradiction in Architecture» (1966) si schierò contro la purezza del modernismo e a favore di un'architettura che ammetta l'ambiguità e i riferimenti storici. «Learning from Las Vegas» (1972), scritto con Denise Scott Brown e Steven Izenour, studiava le insegne commerciali lungo le strade e distingueva tra edifici che sono sculture ed edifici con segni applicati. In seguito progettarono la Sainsbury Wing della National Gallery di Londra.

Venturi ricevette il Premio Pritzker nel 1991, ma Denise Scott Brown non fu inclusa, il che divenne in seguito un caso molto discusso sul riconoscimento delle donne in architettura. Morì nel 2018. I suoi scritti sono considerati tra i più importanti testi di teoria architettonica del Novecento e gettarono le basi del postmodernismo, in cui forme storiche, ironia e segni del quotidiano ritrovarono spazio. Il postmodernismo arrivò in Svezia negli anni Ottanta, quando architetti come Gert Wingårdh e ospiti stranieri come Ricardo Bofill costruirono con motivi classici e giocosi, e prese slancio il dibattito sull'adattamento al contesto, sull'ornamento e sul carattere della città. Le idee di Venturi sull'imparare dalla città ordinaria continuano a influenzare architetti e urbanisti.