Vanna Venturi House

Vanna Venturi House, Chestnut Hill, Filadelfia
Carol M. Highsmith, Public domain

Una casa per la madre dell’architetto, con un timpano spaccato a metà, un arco che è soltanto una modanatura sulla facciata e un camino che occupa troppo spazio. Venturi voleva dimostrare che l’architettura può essere contraddittoria e complessa. La casa divenne la prima icona del postmodernismo.

Robert Venturi progettò la casa per sua madre, Vanna Venturi, rimasta vedova e desiderosa di avere una casa propria nel sobborgo di Chestnut Hill, a Filadelfia. La progettazione andò per le lunghe e Venturi elaborò molte versioni diverse prima che la casa venisse costruita nel 1962–1964. Fu la sua prima opera importante, e la usò per mettere alla prova le idee che nello stesso periodo andava scrivendo nel libro Complexity and Contradiction in Architecture, pubblicato nel 1966. Venturi era critico verso l’esigenza modernista di purezza e semplicità e voleva dimostrare che l’architettura poteva essere ambigua, ricca e piena di contraddizioni. La casa fu realizzata con materiali comuni e semplici, in una scala adatta a un normale quartiere residenziale.

Dalla strada la casa sembra il disegno di una casa fatto da un bambino, con un grande tetto a due falde e un timpano. Ma il timpano è spaccato al centro, dove una fenditura si apre sopra l’ingresso, e un arco che è soltanto una modanatura poggia su un architrave diritto. Le finestre sono di forme diverse e disposte in modo irregolare. All’interno due elementi si incontrano al centro della casa: il camino e la scala. Si contendono lo spazio, così che la scala diventa stretta e storta passando accanto al camino, e in cima una scala non porta da nessuna parte. Le stanze hanno soffitti inclinati che seguono la linea del tetto. Tutto è leggermente distorto, e scale piccole e grandi si mescolano in modo che la casa appaia più grande di quanto sia.

La casa suscitò grande attenzione tra gli architetti e divenne uno degli edifici più discussi degli anni Sessanta. Insieme al libro segnò il punto di partenza del postmodernismo, che negli anni Settanta e Ottanta lasciò il segno in tutto il mondo. Vanna Venturi abitò nella casa per alcuni anni; in seguito ha avuto altri proprietari, che ne hanno avuto buona cura. Venturi e sua moglie Denise Scott Brown continuarono a scrivere e a costruire, e nel 1991 Venturi ricevette il Premio Pritzker. Il postmodernismo arrivò anche in Svezia, dove negli anni Ottanta comparve in quartieri residenziali, uffici ed edifici pubblici con citazioni classiche, colori e forme giocose, come l’arco di Bofill a Södermalm e diversi nuovi isolati nel centro di Stoccolma.