Postmodernismo

Citazioni classiche, colore e ironia: una rivolta contro le rigide scatole del modernismo.

Dalla fine degli anni Sessanta sempre più persone si stancarono della monotonia del modernismo. I postmodernisti volevano che gli edifici tornassero a significare qualcosa: presero in prestito dalla storia frontoni, colonne e archi, spesso ingranditi, appiattiti o volutamente sbagliati con spirito giocoso. «Less is a bore», rispose Robert Venturi a Mies van der Rohe.

Negli anni Sessanta la critica al modernismo cominciò a crescere: le periferie sembravano desolate, e i vecchi quartieri venivano demoliti. Jane Jacobs difese la strada viva, e Robert Venturi e Charles Jencks diedero agli architetti un nuovo vocabolario. Il postmodernismo voleva che gli edifici comunicassero con la gente comune. Raggiunse il culmine negli anni Ottanta e fu poi spesso messo in ridicolo, ma negli ultimi anni ha conosciuto una rinascita.

Il Bågen (l’Arco) di Ricardo Bofill presso il Fatbursparken e gli isolati circostanti, i primi edifici di Gert Wingårdh e diversi isolati degli anni Ottanta nei centri cittadini mostrano il postmodernismo svedese.