Il Guggenheim di Bilbao
Il museo in titanio di Frank Gehry apre in una città industriale in declino. Le forme sono disegnate e costruite con software dell'industria aeronautica.
Il computer rese possibili le forme libere, e l'«effetto Bilbao» spinse città di tutto il mondo a commissionare edifici iconici.
Per un secolo Bilbao era vissuta di acciaio, cantieri navali e porto, ma negli anni Ottanta la crisi industriale colpì duramente. Le fabbriche chiusero, la disoccupazione salì, il fiume Nervión era inquinato e la città subiva anche la violenza del gruppo separatista basco ETA. Il governo regionale basco puntò su una trasformazione della città con una nuova metropolitana, un aeroporto e una nuova vita culturale. Nel frattempo la Fondazione Guggenheim di New York, guidata da Thomas Krens, voleva espandersi in una rete internazionale di musei. I Baschi si offrirono di pagare l'edificio e una grossa somma per la collaborazione. Nel 1991 Frank Gehry fu scelto dopo un concorso a inviti, e ottenne un lotto lungo il fiume.
Il museo fu costruito nel 1993–1997 lungo il fiume, dove passa un grande ponte che viene inglobato nella composizione. Gehry lavorava con modelli fatti a mano in carta e cartone, che venivano poi scansionati. Grazie a CATIA, un programma sviluppato per l'industria aeronautica francese, le complesse forme curve poterono essere calcolate con precisione, così che la struttura in acciaio e ogni pannello potessero essere prodotti a un costo ragionevole. L'edificio fu rivestito di sottili lastre di titanio, pietra calcarea e vetro. Al centro si innalza un alto atrio, e una lunga sala espositiva ospita grandi sculture di Richard Serra. Il museo fu inaugurato nell'ottobre 1997 dal re di Spagna, e all'esterno si trova il cucciolo di fiori di Jeff Koons.
Il museo ebbe un successo di pubblico ben oltre le aspettative, e turisti da tutto il mondo venivano a vedere l'edificio più che l'arte. Seguirono alberghi, ristoranti e nuovi progetti edilizi, e Bilbao divenne un caso di scuola di come una città possa rinnovarsi. Molte città cercarono di copiare la ricetta commissionando edifici spettacolari ad architetti famosi, ma poche ottennero lo stesso effetto, perché il successo di Bilbao si fondava anche su grandi investimenti nelle infrastrutture e su un lavoro di lungo periodo. I critici hanno inoltre sostenuto che l'architettura entra in competizione con l'arte che dovrebbe mostrare. Il concetto di effetto Bilbao è stato da allora ampiamente usato anche nel dibattito svedese su edifici iconici e sviluppo urbano.