Museo Guggenheim

Un museo d’arte sul fiume di una città industriale, rivestito di lastre di titanio in forme libere e ondulate che fu possibile disegnare e costruire solo con l’aiuto del computer. L’edificio trasformò la reputazione della città e diede il nome all’«effetto Bilbao»: l’idea che un edificio spettacolare possa risollevare un’intera città.
Bilbao era una città industriale in crisi, con cantieri navali e acciaierie dismessi lungo il fiume Nervión. Il governo regionale basco voleva rinnovare la città e stipulò un accordo con la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York, che desiderava aprire musei fuori dagli Stati Uniti. Frank Gehry ottenne l’incarico dopo un concorso a inviti nel 1991; il museo fu costruito a partire dal 1993 e aprì nell’ottobre 1997. Le forme libere non potevano essere disegnate con i metodi tradizionali. Lo studio di Gehry usò CATIA, un programma sviluppato per l’industria aeronautica, per calcolare le forme e guidare la produzione della struttura in acciaio e del rivestimento. Le facciate furono rivestite di sottili lastre di titanio, abbinate a pietra calcarea e grandi superfici vetrate.
Il museo è costruito attorno a un alto atrio, dove pareti di vetro e balconate curve si incontrano e la luce entra a fiotti. Dall’atrio il visitatore raggiunge le gallerie, di tre tipi: sale classiche e rettilinee nella parte in pietra calcarea, ambienti irregolari nelle forme libere e una sala lunghissima che ricorda una nave. Lì si trovano le grandi sculture in acciaio di Richard Serra, The Matter of Time, che il visitatore può attraversare. L’edificio si stende basso lungo il fiume e si collega al ponte de La Salve, che passa sopra una parte del museo ed è inglobato da una torre. All’esterno si trovano Puppy di Jeff Koons, un gigantesco cane di fiori, e verso il fiume il ragno Maman di Louise Bourgeois.
Il museo ricevette un’attenzione enorme e divenne subito uno degli edifici più famosi del mondo. I visitatori arrivarono in gran numero e la città cambiò: il porto e le aree industriali furono trasformati, e Bilbao ebbe nuovi parchi, ponti e una metropolitana. Il concetto di effetto Bilbao si diffuse, e molte città nel mondo cercarono di ripeterne il successo con edifici culturali spettacolari, non sempre con lo stesso risultato. Il museo è spesso considerato una svolta nell’architettura, in cui il computer rese possibile costruire forme del tutto nuove. Anche in Svezia si è discusso dell’effetto Bilbao quando i comuni hanno progettato nuove case della cultura e dell’arte, e l’idea che un singolo edificio possa cambiare l’immagine di una città è presente in molti progetti successivi, tra l’altro nel nord del paese.