Il tradimento delle immagini
Una pipa e, sotto, la scritta «Ceci n’est pas une pipe»: questa non è una pipa. Magritte ha ragione: è l’immagine di una pipa.
Lo stile nitido, quasi pubblicitario, rende il paradosso ancora più tagliente.
René Magritte dipinse Il tradimento delle immagini nel 1929. L’artista belga viveva allora in un sobborgo di Parigi ed era in contatto con i surrealisti francesi riuniti attorno ad André Breton. Prima e accanto alla pittura aveva lavorato come disegnatore pubblicitario e ideatore di motivi per carta da parati, e questo si avverte nel suo stile chiaro e semplice. Il dipinto si trova oggi al Los Angeles County Museum of Art.
Il quadro mostra una pipa dipinta di profilo contro uno sfondo chiaro e uniforme. La pipa è grande e ben definita, con un fornello scuro e lucido e un bocchino chiaro. Sotto, in un’elegante grafia corsiva, si legge: «Ceci n’est pas une pipe», questa non è una pipa. Nell’immagine non c’è altro.
La composizione ricorda la pagina di un sussidiario o un cartellone pubblicitario, in cui un’immagine è spiegata da una didascalia. L’ordine familiare dei dizionari illustrati viene qui usato per creare confusione: la pipa e la scritta stanno insieme, ma si contraddicono.
I colori sono smorzati e naturalistici. La pipa ha un caldo tono bruno e un riflesso lucente che le dà volume. Lo sfondo è uniforme e privo di dettagli. Magritte dipinse a olio su tela con una superficie liscia, quasi impersonale, in cui le pennellate non si vedono. Lo stile neutro fa sì che l’osservatore dapprima creda all’immagine e poi venga ingannato dalla scritta.
Il punto è che l’immagine di una pipa non è una pipa: non la si può caricare né fumare. Magritte voleva mostrare che parole, immagini e oggetti sono cose diverse e che le confondiamo facilmente. Lo stesso anno pubblicò su una rivista surrealista una serie di disegni in cui indagava il rapporto tra parola e immagine. Il titolo, secondo cui le immagini ci tradiscono, rafforza l’idea.
Il filosofo Michel Foucault dedicò al dipinto un intero libro, intitolato Ceci n’est pas une pipe, in cui analizzava il modo in cui Magritte spezza il legame tra somigliare a qualcosa e affermare qualcosa. Da allora l’opera è diventata un esempio classico in filosofia, semiotica e teoria del linguaggio.
Magritte stesso tornò più volte sul soggetto, tra l’altro nel dipinto I due misteri del 1966, in cui la pipa e il quadro con la scritta si trovano in una stanza. Il tradimento delle immagini ha ispirato pubblicità, vignette e innumerevoli variazioni. Mostra come il surrealismo non riguardasse soltanto i sogni, ma anche il far dubitare di ciò che crediamo di vedere. Nel 1930 Magritte tornò a Bruxelles, dove visse per il resto della vita. Divenne uno dei surrealisti più noti, ma il suo stile si distingueva per esempio da quello di Dalí per la sua calma, la sua oggettività e una certa asciuttezza.