Campbell’s Soup Cans

Trentadue barattoli di zuppa, uno per ogni gusto in assortimento. Warhol portò in galleria la produzione di massa del quotidiano e fece della ripetizione un’arte.

Ogni tela sembra identica, ma i nomi dei gusti cambiano, come merci su uno scaffale.

Andy Warhol realizzò Campbell’s Soup Cans nel 1962. Negli anni Cinquanta era stato un affermato illustratore pubblicitario a New York, tra l’altro per inserzioni di scarpe. Intorno al 1960 cominciò a dipingere fumetti e immagini pubblicitarie. I barattoli di zuppa segnarono la sua svolta. Sosteneva di aver mangiato zuppa Campbell a pranzo per molti anni, ma simili affermazioni di Warhol vanno prese con le pinze. Figlio di immigrati provenienti dall’attuale Slovacchia, era cresciuto a Pittsburgh.

L’opera è composta da 32 tele, ciascuna di circa 51 × 41 centimetri. Su ogni tela c’è un barattolo di zuppa rosso e bianco, visto frontalmente. I barattoli sono quasi identici, ma la scritta indica gusti diversi, come pomodoro, asparagi, fagioli e pollo con noodles. Il numero corrispondeva ai gusti che Campbell vendeva all’epoca.

La composizione è quanto di più semplice si possa immaginare. Ogni barattolo sta al centro della sua tela su uno sfondo bianco, senza ombre né ambiente. Quando le tele sono appese insieme formano una griglia, come merci sullo scaffale di un negozio o pagine di un catalogo. Ciò che conta è la ripetizione, non la singola immagine.

I colori sono presi direttamente dalla confezione: rosso, bianco, nero e una medaglia dorata. Le tele sono dipinte con colore polimerico sintetico. Warhol lavorò in gran parte a mano, ma usò anche ausili meccanici per ottenere un aspetto uniforme e industriale. Poco dopo passò alla serigrafia, in cui l’immagine viene stampata attraverso un retino di tessuto. Quel metodo divenne poi il suo marchio distintivo.

Le tele furono esposte per la prima volta nel 1962 alla Ferus Gallery di Los Angeles. Erano disposte su una stretta mensola lungo la parete, come in un negozio. Il gallerista Irving Blum acquistò l’intera serie da Warhol per non smembrarla. Le reazioni furono contrastanti: alcuni videro l’opera come uno scherzo, altri come una provocazione contro l’espressionismo astratto, allora dominante.

L’opera è stata interpretata come un commento alla società dei consumi e alla produzione di massa, in cui la stessa merce viene venduta in milioni di esemplari. Warhol stesso restava spesso volutamente ambiguo. Diceva di voler essere una macchina e che gli piacevano le cose tutte uguali. L’opera si può leggere sia come critica sia come omaggio alle merci quotidiane.

Il Museum of Modern Art di New York acquistò le 32 tele da Blum nel 1996. L’opera è considerata una delle più importanti della pop art. Warhol tornò molte volte sui barattoli di zuppa, in dipinti, stampe e sculture. Grazie a lui il barattolo Campbell è diventato un’icona, e da allora la questione di che cosa distingua l’arte dalla pubblicità è stata centrale nell’arte.