Fontana

Duchamp acquistò un orinatoio, lo capovolse su un lato, lo firmò «R. Mutt 1917» e lo inviò a una mostra. L’originale andò perduto; quelle che esistono oggi sono repliche.

Il punto non è l’oggetto in sé. La domanda è: chi decide che cosa è arte?

Nell’aprile 1917 Marcel Duchamp inviò un comune orinatoio alla prima mostra organizzata a New York dalla Society of Independent Artists. L’associazione aveva promesso di esporre tutte le opere dei soci che avessero pagato la quota. Duchamp faceva parte egli stesso del comitato direttivo, ma presentò l’oggetto sotto pseudonimo. L’orinatoio era firmato «R. Mutt 1917» e portava il titolo Fountain, Fontana.

L’oggetto è un orinatoio di porcellana bianca prodotto industrialmente. Duchamp lo ruotò di novanta gradi, in modo che poggiasse sul dorso invece di essere appeso a una parete. La firma è dipinta in nero sul bordo della porcellana. Per il resto l’oggetto non è stato modificato. Ed è proprio questo il punto: l’artista non l’ha modellato né dipinto, si è limitato a sceglierlo.

Duchamp chiamava queste opere readymade: oggetti già fatti che diventano arte perché l’artista li sceglie e li colloca in un nuovo contesto. Ne aveva già realizzati altri, come una ruota di bicicletta montata su uno sgabello e uno scolabottiglie. Con Fontana spinse l’idea un passo più in là, scegliendo un oggetto che i più consideravano volgare.

Il comitato si rifiutò di esporre l’opera, che durante la mostra rimase nascosta. Duchamp si dimise per protesta. L’orinatoio fu fotografato da Alfred Stieglitz e l’immagine venne pubblicata sulla rivista The Blind Man insieme a un testo in difesa dell’opera. Il testo sosteneva che non ha alcuna importanza che l’artista abbia fatto l’oggetto con le proprie mani: ciò che conta è che lo abbia scelto e gli abbia dato un nuovo significato.

L’originale scomparve poco dopo e non è mai stato ritrovato. L’unica testimonianza del suo aspetto è la fotografia di Stieglitz. Dagli anni Cinquanta in poi furono realizzate repliche con l’approvazione di Duchamp. Una di esse fu eseguita nel 1963 a Stoccolma su iniziativa del critico d’arte Ulf Linde e si trova al Moderna Museet. La serie più diffusa fu prodotta nel 1964 in un’edizione di otto esemplari; uno di questi appartiene alla Tate di Londra.

Chi ci fosse davvero dietro Fontana è stato messo in discussione. In una lettera del 1917 Duchamp scrisse che a inviare l’orinatoio era stata un’amica. Ciò ha fatto ipotizzare che l’artista Elsa von Freytag-Loringhoven possa avervi avuto un ruolo. La teoria è controversa e la maggior parte degli studiosi continua ad attribuire l’opera a Duchamp.

Fontana è diventata una delle opere d’arte più discusse del Novecento. Anticipò l’arte concettuale, in cui l’idea conta più dell’oggetto fisico. In un sondaggio tra esperti d’arte del 2004 fu indicata come l’opera d’arte moderna più influente. Alcune repliche sono state aggredite da visitatori che volevano farne un proprio gesto artistico. La domanda che l’opera pone – che cos’è l’arte, e chi lo decide – è ancora attuale.