Venere di Urbino

Venere di Urbino, Tizian
Titian, Public domain

Una donna nuda riposa su un letto e guarda dritto verso l'osservatore, mentre alcune ancelle frugano in un cassone. Il colore caldo e morbido di Tiziano è tipico della pittura veneziana.

Confrontatela con l'Olympia di Manet, di 325 anni dopo: la stessa posa, uno sguardo del tutto diverso.

Tiziano dipinse l'opera nel 1538. La acquistò Guidobaldo della Rovere, che di lì a poco divenne duca di Urbino. In lettere conservate egli chiede con insistenza al suo agente di procurargli il dipinto della «donna nuda». Non è chiaro se fosse una commissione vera e propria o un'opera a cui Tiziano stava già lavorando. Il titolo originale non è noto, e il nome Venere di Urbino è successivo. Tiziano era allora il pittore più richiesto di Venezia e lavorava per principi di tutta Europa.

Una donna nuda giace su un letto dalle lenzuola bianche e guarda dritto verso l'osservatore. Nella mano destra tiene alcune rose, mentre la sinistra poggia in grembo. Ai suoi piedi dorme un cagnolino. Sullo sfondo due ancelle stanno presso un cassone e cercano delle vesti. Una finestra si apre su un cielo e un albero, e sul davanzale c'è un mirto in vaso.

La composizione è divisa da una tenda scura e da una linea verticale, così che la donna ha dietro di sé un proprio campo scuro. La stanza alle sue spalle è invece luminosa e profonda. Il corpo forma una lunga, morbida diagonale attraverso tutto il quadro. Il contrasto tra primo piano e sfondo dà all'immagine sia vicinanza sia profondità.

La scuola veneziana costruiva l'immagine più con il colore che con il disegno. Tiziano dipinse la pelle in strati caldi e trasparenti che risplendono contro le lenzuola bianche e il materasso rosso. Le superfici sono modellate morbidamente, e i passaggi tra luce e ombra sono quasi impercettibili. Lo sfondo scuro dietro il corpo rende la pelle ancora più chiara.

Il dipinto si rifà alla Venere dormiente di Giorgione, che Tiziano stesso probabilmente completò. Qui però la donna è sveglia e in un interno. Molti studiosi interpretano l'opera come un'immagine del matrimonio: il cassone era un tipico cassone nuziale, il cane simboleggia la fedeltà e il mirto l'amore. Guidobaldo si era sposato qualche anno prima. Altri ritengono che fosse soprattutto un'immagine erotica per un osservatore privato. Nessuna interpretazione è sicura.

Il dipinto fu portato a Firenze nel Seicento, quando Vittoria della Rovere sposò Ferdinando II de' Medici. Passò poi agli Uffizi, dove si trova ancora oggi. Negli anni Ottanta dell'Ottocento lo scrittore americano Mark Twain lo definì uno dei quadri più indecenti del mondo. Agli Uffizi è da secoli una delle opere più discusse del museo.

La Venere di Urbino divenne il modello di una lunga serie di nudi femminili distesi nell'arte. Velázquez, Goya e Ingres si ricollegarono a questa tradizione. Édouard Manet copiò il dipinto durante una visita a Firenze e lo prese come punto di partenza per l'Olympia del 1863, dove la stessa posa assunse un significato del tutto nuovo e provocatorio.