Santa Sofia

L’imperatore Giustiniano fece costruire la chiesa della Santa Sapienza in cinque anni. La cupola si libra a 55 metri dal pavimento su quattro archi e pennacchi, e la fila di finestre alla base la fa sembrare sospesa nella luce. Per quasi mille anni la chiesa fu la più grande del mondo e nel 1453 divenne moschea.
La chiesa che sorgeva sul luogo bruciò durante la rivolta di Nika del 532, quando la popolazione di Costantinopoli insorse contro l’imperatore Giustiniano. Repressa la rivolta, l’imperatore decise di costruire qualcosa senza precedenti. Non scelse comuni capomastri ma due uomini dotti: Antemio di Tralle, matematico e teorico, e Isidoro di Mileto. I lavori procedettero con incredibile rapidità, e la chiesa fu consacrata nel dicembre del 537. I muri sono in laterizio con spessi giunti di malta, che rendevano la struttura elastica ma cedevano anche quando la malta si asciugava. Colonne di marmo e porfido furono fatte arrivare da tutto l’impero, alcune reimpiegate da edifici più antichi. Le pareti furono rivestite di marmo del Proconneso e di altre cave, e migliaia di operai lavoravano contemporaneamente.
Santa Sofia unisce due piante: la basilica longitudinale e la chiesa a pianta centrale coperta da una cupola. La cupola poggia su quattro archi, e a est e a ovest lo spazio è prolungato da due semicupole, che a loro volta si aprono in nicchie minori. Lo spazio centrale è circondato da navate laterali e da gallerie al piano superiore, dove potevano stare l’imperatrice e la corte. La cupola ha quaranta costoloni con una finestra tra l’uno e l’altro. Le pareti sono rivestite di lastre di marmo tagliate e accostate a specchio, così che le venature formano disegni. Il mosaico originario era soprattutto oro e croci; le figure visibili oggi, come la Madonna col Bambino nell’abside e il mosaico della Deesis nella galleria, furono aggiunte dopo l’iconoclastia, dal IX secolo in poi.
La prima cupola crollò nel 558 dopo alcuni terremoti e fu sostituita da una più alta e più ripida. Seguirono altri crolli e riparazioni. I crociati saccheggiarono la chiesa nel 1204. Quando gli Ottomani conquistarono la città nel 1453 fu trasformata in moschea; furono aggiunti minareti, mihrab e pulpito, e l’architetto Sinan rinforzò l’edificio nel Cinquecento. I grandi dischi con calligrafia araba risalgono all’Ottocento, quando i fratelli Fossati condussero un importante restauro. La Repubblica trasformò l’edificio in museo negli anni Trenta del Novecento, e nel 2020 è tornato a essere moschea. Santa Sofia divenne il modello delle moschee imperiali ottomane. Per i visitatori svedesi c’è un dettaglio particolare: nella galleria qualcuno ha inciso delle rune, probabilmente un uomo del Nord al servizio dell’imperatore, un ricordo dei Variaghi.