Vincent van Gogh

La passione del colore e della pennellata.
Van Gogh dipinse per appena dieci anni e non vendette quasi nulla. Le sue lettere al fratello Theo raccontano ogni quadro. Oggi è uno degli artisti più amati al mondo.
Vincent van Gogh nacque nel 1853 a Zundert, nel sud dei Paesi Bassi, figlio di un pastore protestante. Lavorò dapprima per la casa d’arte Goupil all’Aia, a Londra e a Parigi, poi come insegnante e come predicatore laico tra i minatori del Borinage, in Belgio. Solo nel 1880, a 27 anni, decise di diventare artista. Fu in gran parte autodidatta.
Nei primi anni dipinse contadini e lavoratori in cupi colori terrosi. L’opera principale di quel periodo è I mangiatori di patate del 1885, al Van Gogh Museum di Amsterdam. Nel 1886 si trasferì dal fratello Theo a Parigi. Lì conobbe l’impressionismo e le xilografie giapponesi, e la sua tavolozza si schiarì in modo drastico.
Nel febbraio del 1888 si trasferì ad Arles, in Provenza. In poco più di un anno vi dipinse alcune delle sue opere più celebri, tra cui diverse versioni dei Girasoli e La casa gialla. Paul Gauguin abitò da lui in autunno, ma la convivenza finì con un litigio nel dicembre del 1888, quando van Gogh si tagliò parte dell’orecchio. Si fece ricoverare volontariamente nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy, dove nel 1889 dipinse Notte stellata, oggi al Museum of Modern Art di New York. Ad Arles dipinse anche i ritratti del postino Joseph Roulin e della sua famiglia, e il quadro della propria camera da letto, che realizzò in tre versioni.
Dipingeva con colore denso in pennellate visibili e ritmiche e usava i colori complementari per creare tensione. In circa dieci anni realizzò circa 850 dipinti e oltre mille disegni. Le oltre 800 lettere conservate, soprattutto quelle a Theo, sono una fonte unica sul suo modo di pensare il colore e l’arte.
Nel maggio del 1890 si trasferì ad Auvers-sur-Oise, vicino a Parigi. Lì si sparò alla fine di luglio e morì due giorni dopo, a 37 anni. L’ipotesi che sia stato colpito da qualcun altro è stata avanzata, ma è controversa e respinta dalla maggior parte degli studiosi. La vedova di Theo, Johanna van Gogh-Bonger, fece conoscere le opere e le lettere. La sua influenza sul fauvismo e sull’espressionismo fu enorme. In vita vendette pochissimo. L’unica vendita considerata generalmente certa è La vigna rossa, oggi al Museo Puškin di Mosca. Pochi decenni dopo la sua morte era già diventato un simbolo dell’artista incompreso, e oggi le sue opere sono tra le più visitate e preziose al mondo.