Il futurismo: velocità, macchine e il manifesto di Marinetti

Il futurismo è un movimento artistico italiano nato nel 1909 che esaltava la velocità, la tecnica, la metropoli e il cambiamento. Gli artisti volevano rompere con il passato e cercavano di mostrare movimento e tempo nelle immagini con forme sovrapposte, linee e luce frammentata.

Fatti

Un manifesto in prima pagina

Il futurismo non cominciò con un quadro ma con un testo. Il 20 febbraio 1909 il poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il suo Manifesto del futurismo in prima pagina sul quotidiano francese Le Figaro. Vi affermava che un’automobile ruggente è più bella della Nike di Samotracia, una provocazione diretta all’autorità dei musei e dell’antichità. Voleva distruggere biblioteche e musei ed esaltare velocità, violenza e giovinezza.

Il manifesto era anche una specie di campagna pubblicitaria. Marinetti aveva capito che l’attenzione è un’arma, e il movimento si diffuse con altri manifesti, letture rumorose e serate sul palco che finivano spesso in rissa. Il futurismo fu così un esempio precoce di come l’avanguardia potesse usare i media; leggi di più sull’avanguardia.

Il movimento sulla tela

Nel 1910 i pittori Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini scrissero un manifesto tutto loro per la pittura. Volevano catturare il movimento invece di congelare un istante. Un cavallo al galoppo non ha quattro gambe ma venti, scrissero. Nei dipinti e nelle sculture di Umberto Boccioni, come il bronzo che intitolò Forme uniche della continuità nello spazio (1913), il corpo si fonde con l’aria che lo circonda. Le opere furono esposte nel 1912 alla galleria Bernheim-Jeune di Parigi e poi a Londra, e la mostra fece conoscere il futurismo a un vasto pubblico internazionale.

Balla dipinse un cane al guinzaglio le cui zampe e la cui coda si ripetono nel movimento, e studiò come luce e velocità potessero diventare una sorta di ritmo. I futuristi presero tecniche dal cubismo e dalle immagini seriali della fotografia. Marcel Duchamp e Robert Delaunay, a Parigi, giocavano con idee simili sul movimento e sul colore, ma senza il tono politico dei futuristi.

Più che pittura

Il futurismo riguardava tutto. Luigi Russolo costruì strumenti rumoristi e nel 1913 scrisse il manifesto L’arte dei rumori, precursore della musica elettronica. L’architetto Antonio Sant’Elia disegnò nel 1914 schizzi visionari per una città nuova di grattacieli, ascensori e tunnel, ma cadde in guerra nel 1916, lo stesso anno in cui Boccioni morì per una caduta da cavallo durante il servizio militare. Nel 1932 Marinetti pubblicò addirittura un libro di cucina futurista, che voleva rinnovare il pasto come l’arte.

Il movimento lasciò tracce anche nella grafica, nei manifesti, nella moda, nel teatro e nel cinema; vedi i manifesti nella sezione design. In Russia crebbe un movimento parallelo, il cubo-futurismo, in cui Kazimir Malevič compì il passo verso l’arte astratta pura. Il suo interesse per il razionale e il meccanico risuona nel funzionalismo architettonico.

La politica e la fine

Il futurismo è difficile da valutare. Il suo manifesto esaltava la guerra come «sola igiene del mondo», e molti futuristi partirono per il fronte nel 1915 per convinzione. Marinetti divenne poi sostenitore del fascismo di Mussolini, e la seconda ondata futurista degli anni Venti e Trenta, l’aeropittura, esaltò il volo e il regime. Ciò ha reso il movimento controverso anche quando l’arte è affascinante.

Dopo la Prima guerra mondiale la forza del movimento si affievolì, ma molte sue idee sopravvissero nel dadaismo, nel costruttivismo e nel Bauhaus. Il suo ideale di velocità e tecnica resta oggi nella pubblicità e nel design. Leggi di più sul posto del movimento alla voce futurismo italiano e nella guida al modernismo.

Come riconoscerlo

Esercizio

Quale giornale pubblicò il Manifesto del futurismo di Marinetti nel 1909?