Che cos’è il modernismo nell’arte? Idee, artisti e opere

Il modernismo è il nome collettivo dei movimenti artistici che, dagli anni Sessanta dell’Ottocento agli anni Sessanta del Novecento, ruppero con le regole dell’accademia su modelli, prospettiva e finitura. Gli artisti esplorarono i mezzi propri della pittura – colore, forma e superficie – e cercarono nuovi modi di rappresentare il mondo moderno.

Fatti

La rottura con l’accademia

Nell’Ottocento l’accademia di Parigi decideva che cosa fosse buona arte: soggetti storici, pennellata liscia e profondità illusionistica. Nel 1863 la giuria respinse tante opere che l’imperatore Napoleone III fece organizzare un Salon des Refusés. Nello stesso anno Édouard Manet dipinse Olympia, una donna nuda che guarda dritto lo spettatore invece di interpretare una figura mitologica. Quando fu esposta al Salon nel 1865 suscitò scandalo, e molti la considerano il punto di partenza del modernismo. Già nel 1855 Gustave Courbet aveva fatto costruire un padiglione tutto suo per le proprie opere accanto all’Esposizione universale di Parigi, segno che gli artisti cominciavano a prendere posizione contro le istituzioni ufficiali.

Poco dopo gli impressionisti lasciarono che la luce e l’attimo guidassero la mano, e Paul Cézanne iniziò a costruire l’immagine con forme geometriche e piani di colore. La sua serie I giocatori di carte, degli anni Novanta dell’Ottocento, mostra come semplificasse il soggetto per rendere visibile la struttura del quadro.

L’arte si libera del soggetto

Dopo il 1900 tutto accelerò. I fauves abbandonarono il colore naturalistico, e Pablo Picasso e Georges Braque frantumarono il soggetto nel cubismo. Verso il 1910 Vasilij Kandinskij dipinse alcuni dei primi quadri privi di qualsiasi soggetto riconoscibile, e l’arte astratta divenne un linguaggio a sé.

Piet Mondrian spinse l’idea più lontano in Composizione con rosso, blu e giallo, dove restano solo linee rette e colori primari. Nello stesso tempo Marcel Duchamp poneva una domanda ben diversa quando, nel 1917, inviò a una mostra un orinatoio, Fontana: chi decide che cosa è arte?

Le idee di fondo

Il modernismo era segnato dalla fiducia nel progresso e nel nuovo. Manifesti e gruppi di artisti divennero un modo per attirare l’attenzione, e l’avanguardia si vedeva come una truppa di punta che indicava la strada. Nel 1960 il critico Clement Greenberg descrisse la pittura modernista come un’arte che porta l’attenzione sui propri mezzi, per esempio la piattezza del quadro.

Il movimento non riguardava solo la pittura. La scuola del Bauhaus voleva unire arte, artigianato e industria, e le sue idee vivono in architettura e design; leggi di più nella guida al Bauhaus. Il Museum of Modern Art di New York, aperto nel 1929, divenne una delle istituzioni principali per mostrare e spiegare la nuova arte.

La fine e l’eredità

Dopo la Seconda guerra mondiale il baricentro si spostò da Parigi a New York. Espressionisti astratti come Jackson Pollock dipinsero enormi tele gestuali e divennero simboli dell’arte del dopoguerra; vedi il dopoguerra. Negli anni Sessanta gli artisti cominciarono a mettere in discussione la serietà e la purezza del modernismo, e pop art, arte concettuale e minimalismo aprirono la strada a quello che spesso si chiama postmodernismo.

Il modernismo, però, non è concluso come idea. Molte delle sue domande – che cos’è un’immagine, chi decide che cosa è arte – sono ancora oggi attuali, e ha plasmato il modo in cui guardiamo musei, manifesti e mobili. Nello stesso tempo gallerie, collezionisti privati e riviste divennero per gli artisti più importanti delle commissioni accademiche, un cambiamento che segna ancora il mondo dell’arte.

Come riconoscerlo

Esercizio

Quale opera è spesso considerata il punto di partenza del modernismo?