Che cos’è il contrapposto? La posa che dà vita alle statue

Il contrapposto è una posa in cui una figura in piedi scarica il peso su una gamba, mentre l’altra è piegata e rilassata. Il fianco sopra la gamba d’appoggio si solleva, le spalle si inclinano in senso opposto e il corpo assume una morbida torsione. Questo espediente fu inventato nella scultura greca del V secolo a.C. e fa sì che un corpo immobile appaia vivo, come se potesse fare un passo da un momento all’altro.

Fatti

Come funziona la posa

Mettiti in piedi e sposta tutto il peso sulla gamba destra. L’anca destra si solleva, il ginocchio sinistro si piega leggermente e il piede sinistro tocca appena il suolo. Per mantenere l’equilibrio, la spalla destra scende e quella sinistra si alza. La linea dei fianchi e quella delle spalle si inclinano ora in direzioni opposte e la colonna vertebrale si curva. Questo è il contrapposto: una posa del corpo costruita sui contrasti tra teso e rilassato, tra ciò che sostiene e ciò che riposa.

La parola deriva dall’italiano «contrapposto», cioè «posto di fronte, in opposizione», e si usa per le figure le cui parti del corpo sono ruotate e angolate le une rispetto alle altre. Nel glossario lo si riassume in breve: il peso poggia su una gamba sola, così che il corpo si inarca. Sembra semplice, ma fu una delle grandi svolte nella storia dell’arte, perché rese possibile mostrare una persona ferma senza che appaia rigida.

Dai kouroi rigidi ai corpi vivi

Le prime statue greche di giovani uomini, i kouroi, stanno dritte, di fronte allo spettatore, con le braccia lungo i fianchi. Un piede è avanzato, ma il peso è ripartito su entrambe le gambe, e fianchi e spalle sono orizzontali. Sembrano messi sull’attenti. Questa postura i Greci l’avevano ripresa dalla scultura egizia, dove era in uso da millenni.

Intorno al 480 a.C. accadde qualcosa di nuovo. Nel cosiddetto Efebo di Crizio, rinvenuto sull’Acropoli di Atene, una gamba sostiene il peso e l’altra è leggermente piegata, mentre la testa è appena ruotata. La statua è considerata il più antico esempio noto di contrapposto. Nel giro di pochi decenni la posa divenne ovvia nella scultura greca, e da allora non è mai scomparsa del tutto.

Policleto e il canone

A trasformare la posa in una regola fu lo scultore Policleto di Argo. Nel V secolo a.C. scrisse un trattato intitolato «Canone», ossia «regolo», e realizzò una statua per mostrarne le regole in pratica: il Doriforo, il «portatore di lancia». Sia il testo sia l’originale in bronzo sono andati perduti, ma la statua è nota grazie a copie romane in marmo, la più celebre delle quali si trova a Napoli.

Nel Doriforo tutto è bilanciato a incrocio. La gamba destra sostiene e il braccio destro pende rilassato, mentre la gamba sinistra riposa e il braccio sinistro è piegato per reggere la lancia. Teso e rilassato si alternano in diagonale lungo il corpo, così che la statua sta perfettamente ferma e tuttavia sembra poter proseguire il cammino. Come Policleto pensava le proporzioni e la misura comune delle parti è spiegato nel capitolo di estetica dedicato ai Greci.

Il Rinascimento riprende la posa

Nel Medioevo il contrapposto classico scomparve quasi del tutto. Le figure gotiche possono inarcarsi con eleganza sul fianco, ma la curva è più un ornamento che un corpo che sorregge il proprio peso. Nel XV secolo gli artisti a Firenze studiarono le statue antiche e la posa tornò. Il David in bronzo di Donatello, che si suole datare agli anni quaranta del Quattrocento, sta con il peso su una gamba e la mano sul fianco.

L’esempio più noto è il David di Michelangelo, del 1504, alto oltre cinque metri. Sta con il peso sulla gamba destra, mentre la sinistra è avanzata e rilassata. Il braccio destro pende, e il sinistro è piegato verso la spalla, dove regge la fionda. La testa è rivolta di lato, verso il nemico. La calma del corpo e la tensione dello sguardo danno l’impressione che si trovi nell’istante prima dello scontro.

La posa passò anche alla pittura. La Nascita di Venere di Botticelli sta in contrapposto sulla sua conchiglia, come una statua antica, ma con un collo troppo lungo e le spalle spioventi. Prova a mettere a confronto il David e la Venere e osserva come la stessa posa risulti potente nell’uno e leggera, quasi sospesa, nell’altra. Per saperne di più sugli ideali dell’epoca c’è la guida sul Rinascimento.

Da Sergel ai fumetti

La scultura svedese imparò a Roma l’ideale antico del corpo. Johan Tobias Sergel vi visse per più di dieci anni e studiò le statue antiche. Il suo Fauno del 1774 circa non sta in piedi ma dorme disteso, eppure mostra lo stesso ideale classico: un corpo a riposo in cui ogni parte risponde a un’altra. Il Poseidone di Carl Milles a Götaplatsen, a Göteborg, ha una posa leggermente ruotata, così da sembrare allo stesso tempo a riposo e in movimento.

Il contrapposto si trova ovunque si voglia che le persone appaiano naturali. I modelli nelle immagini stanno spesso con il peso su una gamba sola, la stessa regola si insegna nei corsi di disegno ed è usata dai fumettisti e da chi progetta i personaggi dei videogiochi. Quando il disegno di una persona in piedi appare rigido, spesso è perché il peso è distribuito in modo uguale sui due piedi.

Cosa osservare

Comincia dai piedi: quale gamba sta dritta sotto il corpo e quale è piegata o avanzata? Segui poi i fianchi e le spalle. Se le linee che li attraversano si inclinano in direzioni opposte, la figura è in contrapposto. Guarda infine le braccia. In Policleto e nei suoi seguaci il braccio dal lato della gamba d’appoggio è spesso rilassato, così che teso e rilassato formano una croce attraverso il corpo.

Come riconoscerlo

Esercizio

Quale statua è considerata di norma il più antico esempio noto di contrapposto?