Natura morta e vanitas: il linguaggio nascosto degli oggetti

La natura morta è un genere in cui oggetti immobili, come frutta, fiori, stoviglie e utensili, sono l’unico soggetto. La vanitas è un tipo particolare di natura morta del Cinquecento e del Seicento in cui teschi, clessidre e fiori appassiti ricordano a chi guarda che la vita è breve e che il lusso terreno è passeggero.

Fatti

Un soggetto poco considerato diventato grande

Già gli artisti dell’antichità dipingevano frutta e uccelli, e a Pompei si conservano nature morte romane. Ma come genere a sé la natura morta nacque solo nel Cinquecento e nel Seicento. L’Accademia francese classificava i generi in una gerarchia in cui la pittura di storia stava in cima e la natura morta in fondo, perché non richiedeva né fantasia né la rappresentazione di persone. Era tuttavia amata dagli acquirenti, soprattutto nei Paesi Bassi, dove i borghesi volevano vedere ritratti i propri beni.

Nell’età d’oro olandese si dipinsero nature morte in molte varianti: tavole di colazione con prosciutto e birra, mazzi di fiori, trofei di caccia e sontuose nature morte di parata con brocche d’argento, coppe d’oro e frutta costosa. In alcune si riconoscono oggetti reali, come il römer di vetro o la coppa di nautilo; guarda gli oggetti della sezione design.

Leggere la vanitas

Vanitas è la parola per un’immagine che invita chi guarda a ricordare la morte. L’espressione viene dal libro dell’Ecclesiaste nella Bibbia: «Vanità delle vanità, tutto è vanità». Il teschio è il segno più chiaro, ma anche clessidre, orologi, candele spente, fiori appassiti, limoni sbucciati e bolle di sapone significano che il tempo passa e che tutto è transitorio.

Libri, strumenti musicali, denaro e gioielli stanno per sapere, piacere e ricchezza, le cose a cui l’uomo dà valore ma che non servono davanti alla morte. Una farfalla morta o una maschera possono simboleggiare quanto presto la vita finisce. Leggi del linguaggio dei simboli nella guida all’iconografia e agli attributi e sotto temi come la morte e la natura morta.

Spagna e Francia

In Spagna il genere si chiama bodegón. Francisco de Zurbarán dipinse nel 1633 una natura morta con limoni, arance e una tazza, con gli oggetti allineati in una luce netta contro il buio, quasi sacri; vedi l’età d’oro spagnola. Nei Paesi Bassi Rachel Ruysch realizzò mazzi di fiori di precisione quasi scientifica, dove vermi e insetti strisciano tra i fiori a ricordo della decomposizione. Vedi i temi fiori e pasti.

Nel Settecento Jean Siméon Chardin diede al genere una serietà calma e umile con utensili da cucina e frutta dipinti in toni morbidi. La natura morta divenne meno un messaggio e più uno studio di forma, luce e materia.

L’arte moderna e l’eredità della natura morta

Per Paul Cézanne mele e brocche erano un laboratorio. Disponeva gli oggetti in una composizione e lasciava spostare la prospettiva per mostrare come vediamo davvero, ponendo così una base del cubismo. Vincent van Gogh dipinse i Girasoli con colore denso, e Pablo Picasso e Georges Braque frantumarono bottiglie, strumenti e giornali in nature morte cubiste con collage.

L’artista pop Andy Warhol fece di lattine e bottiglie delle icone, come nelle Campbell’s Soup Cans, natura morta del consumo del Novecento. L’immagine della vanitas sopravvive nell’arte contemporanea, in una mosca morta, in una mela che marcisce o nella fotografia di un mazzo di fiori che si decompone. La forza del genere sta nel fatto che l’oggetto comune porta un grande pensiero.

Come riconoscerlo

Esercizio

Che cosa rappresentano di solito un teschio e una clessidra in un’immagine?