L’architettura greca: il tempio, il teatro e gli ideali

L’architettura greca è l’arte del costruire nell’antica Grecia, all’incirca dal 700 al 30 a.C. È nota per i templi di marmo e calcare con colonne di tre ordini, dorico, ionico e corinzio, per i teatri nei pendii naturali e per la ricerca di armonia e proporzione.

Fatti

Il tempio come ideale

Il tempio greco non era un luogo di riunione come la chiesa, ma la dimora della statua del dio. L’edificio è semplice: una sala rettangolare, la cella, circondata da una corona di colonne e coperta da un tetto basso a due falde con frontone. L’altare stava all’aperto, davanti. La forma di base si chiama tempio e ricorre in tutta l’architettura occidentale.

La costruzione si basava su pilastri e architrave. Grandi blocchi di pietra erano posati l’uno sull’altro senza malta e tenuti insieme da grappe di metallo. La luce del tetto era limitata dalla resistenza della pietra, il che spiega perché le sale dei templi siano strette e le colonne fitte. Il marmo era spesso dipinto in colori vivaci, cosa che oggi stentiamo a immaginare.

Gli ordini e l’Acropoli

I tre ordini differiscono per espressione: il dorico è robusto e semplice, lo ionico elegante con le volute, il corinzio ricco di fogliame. Leggi tutta la differenza nella guida agli ordini classici. L’architetto romano Vitruvio mise poi per iscritto le regole, e il suo libro fu molto importante per il Rinascimento.

Sull’Acropoli di Atene tra il 447 e il 432 a.C. fu costruito il Partenone, tempio di Atena, dagli architetti Ictino e Callicrate con sculture di Fidia. È di stile dorico ma ha un fregio ionico attorno alla cella. Quasi nessuna linea è perfettamente retta: le colonne si rigonfiano leggermente (entasis) e il pavimento si incurva per correggere le illusioni ottiche. Accanto si trovano l’Eretteo, con il celebre portico meridionale dove figure femminili, le cariatidi, reggono il tetto, e l’ingresso monumentale dei Propilei. Il Partenone ha otto colonne sui lati corti e diciassette su quelli lunghi, e le sue misure seguono un rapporto ricorrente.

Il teatro e la città

I greci costruivano anche per il popolo. Il teatro di Epidauro, del IV secolo a.C., si adagia su un pendio con file curve di gradini di pietra per circa 14.000 spettatori ed è rinomato per l’acustica: il suono dell’orchestra si sente chiaramente anche nelle file più alte. I teatri plasmarono poi quelli romani e quelli del Rinascimento. Il teatro faceva parte anche delle feste religiose, come quella di Dioniso ad Atene, dove si rappresentavano le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide.

I portici dell’agorà, le stoai, e i bouleuteria mostrano che l’architettura apparteneva alla vita pubblica della città. In Italia e in Sicilia i greci fondarono colonie che hanno lasciato templi spettacolari, tra cui Paestum, dove restano in piedi tre templi dorici ben conservati, e il tempio di Efesto ad Atene è uno dei meglio conservati.

L’eredità

Dopo Alessandro Magno l’architettura greca si diffuse in Medio Oriente e in Egitto nell’età ellenistica. Lo stile corinzio divenne popolare, e il più antico capitello corinzio noto all’interno di un tempio si trova a Bassae. I romani ripresero tutto e lo trasmisero; leggi dell’architettura romana.

Nel Rinascimento e nel neoclassicismo gli ideali greci furono ripresi, e le facciate di tempio greco ricorrono in musei, banche e parlamenti di tutto il mondo; vedi la guida all’architettura neoclassica. Le sculture, come la Nike di Samotracia e il gruppo del Laocoonte, guidavano intanto l’arte. Le età classica ed ellenistica sono descritte alle voci stile greco e antichità.

Come riconoscerlo

Esercizio

Quale ordine ha capitelli a volute?